Saper “stare in scena” e comunicare la propria unicità è oggi la chiave per non restare invisibili: grazie al lavoro della performer e coach ligure, le tecniche teatrali si trasformano in strumenti strategici per il successo professionale.
Trent’anni passati a calcare i palchi più prestigiosi del mondo, al fianco di grandi artisti come Ennio Morricone o curando la direzione musicale per colossi come Marvel, lasciano il segno. Per Stefania Fratepietro, performer, imprenditrice e coach ligure dalla vocazione internazionale, le luci della ribalta sono state solo l’inizio di un’evoluzione più profonda. Attraverso un percorso di ricerca continuo, che intreccia neuroscienze, programmazione neuro-linguistica (pnl) e crescita personale, ha saputo decodificare “i segreti del palco” per metterli al servizio di imprenditori, manager e professionisti.
Il risultato è il marchio registrato Your Broad Way, un metodo ideato proprio dall’artista, che insegna come la leadership e la comunicazione siano teoria e soprattutto esperienze che passano attraverso il corpo, l’energia e la consapevolezza della propria identità.
In questa intervista, ci racconta come ha tradotto il linguaggio del musical in un potente acceleratore per il mondo del business, spiegando perché, in fondo, la vita stessa è un palcoscenico dove ognuno deve imparare a dirigere la propria regia.

Lei è una delle protagoniste del musical italiano, ma ha saputo declinare il talento del palcoscenico nella formazione con il metodo “Your Broad Way”. Come e perché ha deciso di unire questi due mondi e quali obiettivi si è posta all’inizio di questo percorso come imprenditrice di se stessa?
Il teatro e il musical mi hanno insegnato qualcosa di molto profondo: ogni persona, nella vita, entra continuamente in scena. Cambiano i contesti — un palco, un’azienda, una riunione, una trattativa, una videocall — ma restano fondamentali la presenza, l’energia, la comunicazione e la capacità di gestire sé stessi sotto pressione.
Ho iniziato a fare teatro perché nella vita ero ingabbiata in un ruolo che non mi rappresentava totalmente e una vita non scelta da me. Ho scelto il musical per un motivo semplice: è l’espressione artistica più completa.
Poi, quando ho iniziato a calcare i grandi palchi tutte le paure sono venute a galla: l’ansia da prestazione, la paura di non essere all’altezza, di essere giudicata, i provini, i rifiuti, le gelosie, la precarietà, i grandi successi internazionali e i fallimenti. Più avevo successo e più la posta del carico emotivo e delle aspettative si alzava.
La mia tenacia e determinazione mi hanno spinta a ricercare l’eccellenza, a studiare, a comprendere come gestire al meglio tutto ciò. Tutti vedevano i grandi ruoli che interpretavo, i premi che vincevo, il mio talento e professionalità, ma nessuno conosceva le lotte interne. Ho iniziato a studiare e fare corsi di tutti i tipi dalla crescita personale, al mondo olistico, dalla pnl alle neuroscienze e alla fisica quantistica.
Il palco e l’insegnamento sono state le mie palestre migliori: sul palco allenavo me stessa e in aula sperimentavo sui miei allievi. Dopo quasi trent’anni di carriera tra produzioni, tournée, insegnamento e grandi palcoscenici italiani e internazionali, ho iniziato a osservare quanto gli strumenti delle arti performative potessero trasformarsi in risorse concrete anche per professionisti, imprenditori, manager e persone comuni.
Da questo percorso è nato Your Broad Way: un metodo performativo e trasformativo che prende ispirazione dal mondo dello spettacolo per allenare presenza, leadership, comunicazione e identità personale attraverso tecniche congiunte alla pnl, le neuroscienze e la crescita personale. Non è solo musical applicato al business, ma un approccio molto più ampio che unisce esperienza artistica, performance strategica ed efficace, mindset, allenamento della presenza e team coaching.
All’inizio il mio obiettivo era semplice ma ambizioso: aiutare le persone a non sentirsi più spettatrici della propria vita, ma protagoniste consapevoli del proprio percorso. Oggi il progetto sta crescendo in modo molto trasversale, coinvolgendo aziende, artisti, professionisti e realtà formative che cercano un linguaggio nuovo, più esperienziale, autentico e ad alto impatto.

Nel mondo del teatro “metterci la faccia” è scontato, ma nella formazione aziendale e nel coaching è una scelta strategica. Quanto la sua immagine di artista ha aiutato a dare credibilità al suo progetto?
La mia credibilità nasce da 30 anni di esperienza a 360 gradi: ho collaborato con molti artisti, tra cui Ennio Morricone, Riz Ortolani, Loretta Goggi e Lorella Cuccarini, curando persino la direzione musicale per Marvel e Cartoon Network a Dubai. A questo si aggiungono ricerche continue sul potenziale umano per permettere alle persone di essere i veri registi della propria vita.
Il musical è una palestra incredibile: ti insegna a gestire pressione, emozioni e relazioni umane in tempo reale. È una “grande azienda” dove danza, canto e tecnica lavorano in perfetta armonia con passione e gioia. Chi non vorrebbe lo stesso clima per la propria impresa? Per questo i miei percorsi personalizzati per le aziende permettono delle soluzioni molto efficaci e completamente innovative.
La mia esperienza artistica crea curiosità, ma ciò che colpisce davvero è capire che dietro Your Broad Way® non c’è teoria astratta, ma esperienza vissuta integrata a neuroscienze e pnl. Ogni elemento del metodo nasce da anni di lavoro sul campo, dall’osservazione del comportamento umano e da un lungo percorso di ricerca sulla performance, sulla comunicazione efficace e la crescita personale. Oggi molti comprendono che competenza e presenza devono andare di pari passo: puoi essere preparatissimo, ma se non sai comunicare il tuo valore, rischi di restare invisibile. Ed è proprio lì che l’unicità del metodo Your Broad Way può fare la differenza.
Social, palco o aula di formazione: quale di questi mezzi sente più “suo” oggi per fare branding e quale ritiene abbia l’impatto più profondo sul pubblico?
Il palco resterà sempre il luogo dove avviene la “magia” e la connessione più potente. L’aula di formazione, però, è il luogo dove vedo accadere le trasformazioni più profonde e dove porto la magia nelle persone. Quando una persona cambia postura, voce, stato d’animo, modo di comunicare, personaggio, energia o supera un blocco emotivo davanti ai tuoi occhi, capisci quanto il lavoro in presenza possa incidere concretamente anche sulla vita quotidiana e professionale. I social oggi sono fondamentali perché permettono di creare continuità, community e identità di brand.

Ma credo che il vero impatto nasca sempre dall’esperienza reale. Le persone non ricordano solo ciò che dici: ricordano come le fai sentire e soprattutto il loro cambiamento avviene dall’esperienza fisica non solo a livello cognitivo. Per questo i miei laboratori sono il posto dove il corpo vive l’esperienza della trasformazione e il mio supporto permette a loro di portare e mantenere il cambiamento nella vita di tutti i giorni. Ed è proprio questo uno dei concetti centrali di Your Broad Way: trasformare la comunicazione in esperienza viva, memorabile e autentica.
Lei insegna ai professionisti come “stare in scena” nel lavoro. Cos’è cambiato negli ultimi anni nel modo in cui le persone comunicano la propria professionalità?
Negli ultimi anni è cambiato completamente il concetto stesso di comunicazione. Oggi non basta più avere competenze: bisogna saper trasmettere presenza, autenticità, impatto, carisma. Viviamo in un’epoca iperconnessa, ma spesso le persone hanno perso connessione con il proprio corpo, con la propria voce e con il proprio linguaggio non verbale. Eppure, il corpo comunica molto prima delle parole.
Sempre più professionisti comprendono che il modo in cui entrano in una stanza, parlano, gestiscono il silenzio, l’energia e la relazione influenza enormemente la percezione che gli altri hanno di loro. Basti pensare a un manager in una riunione con i collaboratori, in una negoziazione, un venditore davanti al proprio cliente, un docente con gli allievi, un professionista durante uno speech o una presentazione. Il punto non è costruire un personaggio artificiale, ma allenare una presenza più consapevole, forte e coerente con la propria identità e aggiungo il ruolo utile al momento. La pnl direbbe non c’è giusto o sbagliato, ma utile o non utile all’occasione specifica. Ed è qui che il mondo della performance artistica può offrire strumenti straordinariamente efficaci anche al mondo professionale.
Che consiglio darebbe a un giovane talento che vuole unire arte e imprenditoria? Suggerirebbe di puntare sulla tecnica accademica o sulla gestione dell’immagine digitale e delle PR?
La tecnica resta fondamentale perché crea disciplina e credibilità, ma oggi da sola non basta più. Un artista, così come un professionista, deve percepirsi come un’azienda. I grandi interpreti americani — da Barbra Streisand a Michael Jackson — ce lo insegnano: sono al contempo artisti ed eccellenti imprenditori.

Il talento rischia l’invisibilità se non è accompagnato da visione, comunicazione e posizionamento. Credo che ogni artista o professionista abbia un talento, un vissuto e delle competenze da mettere a servizio della comunità, ognuno con la propria unicità. Solo così potrà realmente contribuire a costruire quel meraviglioso puzzle dell’esistenza dove solo lui può incarnare quel tassello. E la mia missione è aiutare le persone in questo viaggio.
Qual è il suo segreto per restare al top dopo anni di carriera? Per gestire il suo brand si affida a un team o preferisce gestire tutto in prima persona?
Credo che il segreto sia non smettere mai di evolversi. Continuo a studiare, a formarmi e a osservare il cambiamento delle persone, della comunicazione e della società. Mi interessa molto il collegamento tra performance, neuroscienze, pnl, coaching, comportamento umano ed energia. Inoltre, amo la vita nel senso più spirituale del termine, credo nelle persone, nel loro potenziale e nel loro cuore, a volte nascosto da un mondo complicato. E credo fermamente che il bisogno di crescere e contribuire siano scritti nell’animo umano. Come diceva Michael Jackson «If you wanna make the world a better place, take a look at yourself and then make a change» (se vuoi che il mondo sia un posto migliore, guarda te stesso e cambia ).
Un altro aspetto fondamentale è l’autenticità. Oggi il pubblico percepisce immediatamente ciò che è costruito e ciò che è reale. Per questo credo sia importante restare coerenti con la propria unicità, anche mentre si evolve. Per quanto riguarda il brand, mi piace avere una visione molto diretta e personale di tutto ciò che creo, perché Your Broad Way® nasce da un’esperienza profondamente vissuta. Allo stesso tempo sto sviluppando collaborazioni strategiche e un team sempre più strutturato, perché credo molto nella contaminazione tra competenze diverse e nella forza del gruppo: insieme si va più lontano. Il futuro appartiene ai progetti capaci di unire creatività e innovazione in modo autentico e distintivo.

Photo cover: Vincenzo Cesareo per Stand Out Agency Milano – location: Teatro degli Arcimboldi di Milano
