L’autrice di romanzi best-seller come quelli della serie “I love shopping”, scomparsa il 10 dicembre scorso, è stata una rappresentante di quel wit britannico che è diventata la sua cifra. Caratteristica personale prima, letteraria dopo. La capacità di volare sul reale rendendolo leggero, è stato l’elemento distintivo del suo personal brand.
Sophie Kinsella diceva di non riuscire a contenere una battuta ironica neanche quando questa poteva sembrare sconveniente. E l’ironia, è risaputo, è indice di intelligenza: l’elemento a tratti comico e grottesco dei suoi racconti deriva alla Kinsella da solide basi culturali ed intellettuali.
La scrittrice britannica è scomparsa a 55 anni: il 12 dicembre 2025 avrebbe compiuto 56 anni. Nel 2024 aveva annunciato sui social di essere malata di una forma aggressiva di cancro al cervello. Viveva a Londra con il marito e cinque figli. La famiglia ha pubblicato una foto di Kinsella su Instagram insieme a un commovente annuncio: «Siamo addolorati nell’annunciare questa mattina la scomparsa della nostra amata Sophie (alias Maddy, alias Mamma).
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I tic e le manie delle sue protagoniste sono, in fondo (ma neanche troppo in fondo) quelle di tutte le donne di oggi, combattute tra la necessità di risparmiare e l’impossibilità di resistere alla tentazione di comprare un paio di quelle “scarpe-in-saldo-che-se-non-le-compro-perdo-un-affare”. Così come le situazioni sono quelle che accomunano le contemporanee wonder women, che pensano di poter fare qualsiasi cosa ma non sono consapevoli, o non riescono ad esserlo, di non poter fare tutto «She can do anything, just not everything», come recita la prima di copertina della versione inglese del suo romanzo “Sono esaurita”.
Le esperienze personali nelle sue storie
La sua chick-lit, “letteratura da pollastre”, nipote di quelli che in Italia furono i romanzi di Liala, romantica, leggera e brillante, racconta uno spaccato del mondo femminile, con le sue imperfezioni ma con la capacità delle donne di trarsi fuori dagli impacci con un po’ di intelligenza. Sophie Kinsella lo raccontava con quel sorriso tipico di chi quelle situazioni le conosce perché le ha vissute in prima persona e le ha superate con ironia, astuzia e lasciando andare le cose come dovevano andare.
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La protagonista Becky di “I love shopping” ha in comune con Kinsella il passato da giornalista finanziaria e il tormentato rapporto con le carte di credito, mentre in “Sono esaurita” l’autrice affronta il tema del burnout, che lei stessa ha ammesso di aver vissuto. L’intenzione però era sempre di strappare un sorriso, di farci immedesimare senza pretendere di trasformare il romanzo in un trattato sociologico. Persino, eventualmente, di apparire fuori luogo con una battuta sarcastica perché sono altre e scrittrici che devono farci pensare o farci la morale.
Si ha l’impressione che Sophie Kinsella rivendicasse questo suo ruolo “leggero”, questa capacità di volare sopra le cose, anche quelle che riguardano ognuna di noi, guardandole con un sapiente distacco e una buona dose di auto-ironia. La stessa che si ritrova anche nel suo ultimo romanzo “Cosa si prova”, in cui la protagonista ha tanti tratti biografici dell’autrice, a partire dalla malattia e dall’amore di cui è circondata, lo stesso che l’ha accompagnata nelle ultime pagine della sua vita dalla straordinaria normalità.
Photo cover: Elena Torre from Viareggio, Italia, CC BY-SA 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0>, via Wikimedia Commons
