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Samantha Biale: «Ho una coerenza ‘chirurgica’ tra quello che dico e quello che faccio»

di Giorgio Nadali
COVER - SAMANTHA BIALE
Attraverso una presenza costante nei media e uno stile comunicativo diretto, Samantha Biale ha trasformato la nutrizione in un messaggio di libertà e consapevolezza. Il suo personal branding si fonda su accessibilità, ironia e fiducia, rompendo definitivamente il paradigma della dieta punitiva.

 

Si definisce una via di mezzo tra una dietologa, un confessore e un’investigatrice privata, per scovare e correggere le abitudini alimentari e le defaillances psicologiche che spingono le persone a mangiare male. Samantha Biale è una diet coach che da anni scrive la rubrica settimanale “Buono a sapersi” su Tv Sorrisi e Canzoni, dove svela curiosità e segreti sul mondo della corretta alimentazione e delle diete. Volto di varie trasmissioni televisive tra cui Mattino 5, TG4, Dritto e rovescio, Pomeriggio 5, UnoMattina, Linea Verde, Occhio alla spesa, Porta a Porta, MelaVerde e tante altre. Per due stagioni, ha condotto – insieme a Emanuela Folliero – “Sai cosa Mangi?” su Rete 4. Ha ideato e condotto “SOS Pausa Pranzo” su La 5-Mediaset, dedicato a chi, pur avendo sempre i minuti contati, vuole stare in forma. Ha collaborato con i maggiori magazine italiani tra cui Donna moderna, Elle, Vanity Fair, Chi, Starbene, Famiglia Cristiana, Gioia, Cosmopolitan, D la Repubblica, Viversaniebelli, Glamour, Intimità, e ha contribuito alla creazione di due testate (For Men magazine e Natural Style) che, oggi, continuano ad avere grande successo. Ha collaborato come nutrizionista di riferimento per Radio Deejay e per R101 e RMC Doc, uno spazio radiofonico quotidiano su RadioMontaCarlo, dedicato alle news di alimentazione curiose.

Perché ha scelto e come nasce la sua attività di diet coach?

In realtà, ho scoperto l’esistenza di questa particolare professione leggendo la rivista “People”, dove si nominava Harley Pasternak, noto diet coach delle celebrities. Era esattamente ciò che stavo cercando perché, fino ad allora, non esisteva una figura professionale che potesse descrivermi: ero nutrizionista, ma avevo una carriera avviata come giornalista esperta di nutrizione ed ero diventata un volto televisivo.

 

Avevo scelto di guardare il cibo a 360 gradi, facendo la cosa che mi veniva più naturale ovvero comunicare, informare, al di là di schemi e dogmi. Era il 2006 e stavo scrivendo La Dieta Furba, il libro che, in pochi mesi, scalò le classifiche. Incominciai non solo a scrivere come una perfetta diet coach, ma a esserlo. Per naturale evoluzione del mio percorso, divenni la prima diet coach italiana, una professione che, ancora oggi, è poco nota. Peccato perché io credo che non sia una persona a doversi adeguare alla dieta, ma la dieta all’individuo. E c’è una bella differenza.

Quali sono la missione e la visione della sua professione?

Cerco di scovare e correggere le abitudini alimentari e le defaillances psicologiche che spingono le persone a mangiare male, portandole a commettere dei veri e propri ‘reati calorici’, con senso di colpa e frustrazione annessi. Per questo, spesso, è necessario seguirle passo passo nella routine quotidiana: si va insieme al supermercato, per una spesa intelligente e personalizzata e, se lo stile di vita le porta a mangiare spesso fuori, scatta l’appuntamento al ristorante per imparare tutti gli stratagemmi salva-linea. Il bello è che non esistono cibi vietati. Dipende dallo stile di vita. Il metodo funziona perché le persone, seguite e spronate, instaurano con me una complicità autentica, con telefonate del tipo: «Sul menù c’è il fritto di alici. Va bene?» «Benissimo – rassicuro io – ma che la porzione non sia tanto più grande del tuo pugno. E ricordati di aggiungere una porzione di carciofi o finocchi crudi con olio e limone!». I grammi, nel mio vocabolario e nel mio metodo, sono banditi.

Come cura il suo personal branding?

Il mio personal branding nasce dalla coerenza chirurgica tra quello che dico e quello che faccio. Io non sono un guru che si limita a predicare la salute su un piedistallo; io la salute la “vivo” e la comunico ogni giorno, smontando i terrorismi alimentari con i fatti.

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Ho sempre utilizzato la mia duplice figura di nutrizionista, giornalista e volto televisivo per distinguermi: la prima mi dà il rigore scientifico, gli altri due mi permettono di tradurre la scienza in un linguaggio accessibile, pratico e assolutamente divertente perché, fondamentalmente, sono molto comica e autoironica! Il mio brand è accessibilità, scienza e zero schemi rigidi. La mia presenza costante, dai libri alla tv, serve a ricordare che la dieta non è una parentesi di sofferenza, ma una rivoluzione emozionante e liberatoria.

Qual è il suo pubblico di riferimento?

È estremamente eterogeneo, ma ha un denominatore comune: la disillusione. Non mi rivolgo solo alle celebrities o alle persone che vogliono perdere trenta chili, ma a tutti coloro che sono demotivati perché hanno fallito in modo sistematico tutte le diete. Parlo a chi ha bisogno di sentirsi compreso, non giudicato, e che cerca una soluzione duratura, non l’ennesimo protocollo punitivo. Il mio pubblico è composto da persone stanche di sentirsi dire cosa non devono mangiare e desiderose di capire come mangiare cose buone e sane. Dalle mamme iper-impegnate ai professionisti stressati, il mio target sono le persone che non vogliono rinunciare alla socialità e al piacere del cibo per raggiungere il proprio obiettivo.

Il suo libro si intitola “Dimagrire pranzando. La strategia che funziona quando tutte le diete hanno fallito”. Qual è in sintesi questa strategia?

La strategia si basa sul concetto che il pranzo è il motore metabolico della giornata, perché, per ragioni fisiologiche (gli ormoni catabolici sono al massimo), non verrà mai trasformato in grasso. Tra l’altro è anche il pasto più facile da controllare.

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Dimagrire pranzando significa smettere di trangugiare un tramezzino mentre si stanno facendo altre cose, pensando di poter concentrare un fantomatico ‘bonus calorie’ nella seconda parte della giornata. Non è così: dalle ore 15 in poi, hanno la meglio gli ormoni anabolici che inducono l’organismo a riparare e accumulare. Contro l’orologio biologico di Madre Natura è impossibile combattere! Molte diete falliscono perché costringono le persone a pranzare tristemente al lavoro con la prima cosa che capita, salvo poi abbuffarsi la sera per compensare. Io propongo l’esatto contrario: un pranzo appagante e strategico che mantenga corpo e mente al top, senza cali di energia né “fog brain”. Evitando sbalzi glicemici, il controllo sul peso si mantiene senza sforzo. È una strategia che funziona quando tutte le altre diete falliscono proprio perché rompe gli schemi della privazione e cancella, una volta per tutte, i falsi miti alimentari.

 

Giorgio Nadali

Photos credits: Samantha Biale

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