L’ingegnere strutturista racconta come divulgazione, metodo e presenza digitale possano costruire fiducia e autorevolezza in un settore altamente tecnico
La sicurezza sismica è un settore altamente tecnico e specialistico. La competenza da sola, però, non basta più. Oggi i professionisti devono affrontare la sfida di farsi conoscere, raccontare il proprio valore e stabilire una connessione profonda con il pubblico. Roberto Funari, ingegnere marchigiano esperto di sicurezza sismica, sta percorrendo questa strada. In questa intervista spiega come la costruzione di un posizionamento chiaro, l’adozione di un metodo strutturato e l’uso consapevole dei canali digitali e dei nuovi formati di comunicazione possano rafforzare l’autorevolezza professionale e contribuire a una responsabilità culturale collettiva.
Lei aveva dieci anni quando il terremoto del 1997 colpì Marche e Umbria. Quanto quell’esperienza ha influito sulla scelta di diventare ingegnere e di specializzarsi proprio nella sicurezza sismica?
Quell’esperienza ha segnato un prima e un dopo, in quanto un bambino si trova a incontrare per la prima volta un evento così forte e traumatico. Ricordo la prima scossa avvenuta di notte, che ci svegliò incutendoci paura, e la seconda scossa del giorno seguente che ci colse a scuola mentre ci infilavamo sotto i banchi. Ragionandoci di recente, dopo un percorso formativo e varie esperienze in cantiere, ho capito che è nato tutto da lì, con la voglia di proteggere tutti quei bambini che, come me all’epoca, subiscono questi eventi che capitano con una certa frequenza.
Oggi un professionista non deve soltanto essere competente, ma anche riuscire a far percepire il valore delle proprie competenze. Quanto è importante, in un settore tecnico come il suo, costruire un posizionamento chiaro e riconoscibile?
Competenza e percezione della competenza non sono la stessa cosa, e viviamo un periodo in cui per i professionisti è fondamentale far percepire la propria competenza. Incontrando i clienti noto che spesso non colgono le differenze, anche perché lo stesso professionista non le mette in evidenza o in mostra. Oggi più che mai è fondamentale per fare in modo che chi sceglie sappia di affidarsi a qualcuno con un percorso universitario e di specializzazione mirato, anziché a un professionista generico non operante in quel settore. Dal punto di vista della comunicazione, i professionisti sono ancora un po’ indietro e usano un linguaggio tecnico comprensibile solo a loro. La sfida dei prossimi anni è parlare al cuore della gente, semplificando i temi e mostrando i sacrifici, l’impegno e gli errori che stanno dietro a quel percorso.

Funari durante un’attività di monitoraggio delle vibrazioni di un edificio danneggiato dal sisma
Lei ha trasformato oltre vent’anni di esperienza in un percorso strutturato, il Metodo Funari. Dare un nome e un’identità al proprio modo di lavorare può aiutare un professionista a differenziarsi e a comunicare meglio ciò che fa?
Il metodo è importantissimo e l’ho elaborato di recente ripercorrendo oltre cento cantieri di ricostruzione post-sisma per individuare un approccio valido per tutti. Non è stato semplice rielaborare il percorso partendo dalla conoscenza del proprietario e dell’edificio fino alla progettazione e alla realizzazione. La parte fondamentale di questo metodo è l’ascolto in primis del problema del cliente e dei danni subiti dall’edificio. Dopodiché passiamo all’analisi con indagini sui materiali, alla creazione del progetto su misura, alla direzione lavori in cantiere e infine alla riconsegna delle chiavi al proprietario per farlo tornare alla sua vita. Di fronte a un metodo strutturato, la persona reagisce con più ordine e tranquillità rispetto a una situazione gestita a casaccio.
Nel suo lavoro la fiducia è fondamentale: famiglie, imprese e istituzioni le affidano decisioni che riguardano sicurezza, immobili e investimenti importanti. Come si costruiscono credibilità e autorevolezza prima ancora del rapporto diretto con il cliente?
La fiducia gioca un ruolo fondamentale perché ci rivolgiamo a persone che hanno subito il trauma di un terremoto, il quale lascia degli strascichi. Nel tempo abbiamo imparato ad assecondare, capire ed empatizzare con queste persone trattandole in maniera diversa. La credibilità e l’autorevolezza sono importanti perché aiutano la persona ad aprirsi, permettendoci di intraprendere un percorso più diretto, veloce e concreto. La fiducia è la parte più difficile da costruire e la più facile da perdere, e l’importante è non tradire mai quella che ti è stata data. Durante i cantieri possono sorgere disaccordi o incomprensioni a causa dei molti attori coinvolti, e la nostra bravura deve consistere nel coinvolgere tutti almeno nelle scelte principali.
Lei parla di prevenzione sismica come di una “responsabilità culturale collettiva”. Che ruolo possono avere sito, social e contenuti divulgativi nel far conoscere un professionista e, allo stesso tempo, diffondere una maggiore cultura della prevenzione?
La responsabilità collettiva va divulgata perché oggi non se ne parla abbastanza, dato che del terremoto si discute solo in occasione di un evento, mentre tra un’emergenza e l’altra torna sempre il silenzio. Fare prevenzione significa divulgare questi contenuti quando nessuno ne parla, utilizzando un sito, i social, i video e tutti i canali disponibili. Per i professionisti questa è attualmente la strada maestra per farsi capire meglio dalle persone che dovremo andare ad aiutare.

Funari all’evento di personal branding in Italia organizzato da Forbes e Business Celebrity – Photo: Stand Out
La sua materia è complessa e molto tecnica. Come si trova il giusto equilibrio tra autorevolezza scientifica e un linguaggio comprensibile a tutti? E quali nuovi strumenti di comunicazione le piacerebbe sperimentare, per esempio un podcast?
C’è molta distanza tra la tecnica e la divulgazione, e l’autorevolezza scientifica non è sempre comprensibile a causa dell’uso di un linguaggio troppo tecnico che rischia di non far capire il senso degli interventi. Gli strumenti come i podcast possono essere di grande aiuto in questo periodo storico. Mi piacerebbe sfruttarli per intervistare e portare alla luce storie di ricostruzione belle ma nascoste, facendo percepire chi siamo, cosa facciamo e cosa succede alle persone terremotate quando i riflettori si spengono. Per quanto riguarda i social, tendo a utilizzarli tutti e l’idea attuale è quella di puntare maggiormente sui contenuti video e sui reel, che vengono amplificati bene dagli algoritmi e permettono di fare divulgazione raggiungendo un numero elevato di persone interessate.

Funari all’evento Express Yourself con Gianluca Lo Stimolo
La sua storia unisce esperienza personale, ricerca scientifica e molti anni di lavoro sul campo. Ha mai pensato di trasformarla in un libro? Come se lo immagina e che ruolo potrebbe avere un libro nella costruzione dell’autorevolezza di un professionista?
Il libro è un ottimo strumento di autorevolezza e un punto di arrivo che raccoglie la storia del professionista, la sua formazione teorica, la ricerca e soprattutto la pratica sul campo. Me lo immagino suddiviso in capitoli in cui racconto episodi che mi stanno a cuore e storie forti di persone che hanno perso tutto a causa dei terremoti, come quello del 2016 che ha colpito le nostre zone delle Marche. Racconterebbe di come queste persone, a distanza di anni, riescono a riprendere ciò che avevano perso e a ricostruire la loro vita e la loro felicità.
Photo cover: Stand Out
