La professionista del food spiega come la scelta di valori chiari, inclusione e formazione costante abbiano costruito il suo posizionamento. Una storia di personal branding che unisce etica e innovazione nel settore della ristorazione e dell’accoglienza.
Paola Di Giambattista è una naturopata, nutritional cooking consultant e chef specializzata in nutraceutica. La sua formazione trasversale, tecnica e umanistica, le consente di avere una panoramica ampia e al tempo stesso specifica sulle tematiche legate al food, al turismo e all’accoglienza, come spiega in questa intervista.
Per cosa si rivolgono a lei le persone?
Le persone si rivolgono a me per una consulenza o per ricevere formazione per il loro locale o per la loro struttura ricettiva. In particolar modo sono specializzata sugli ospiti inclusivi e sulla redazione di carte menu. Creo esperienze “dalla terra alla tavola”, interessando l’intera filiera. Coerenza, etica e inclusività sono alla guida della mia attività da sempre.
Lei è anche naturopata: ci descriva la sua figura professionale con una frase.
Sono una naturopata e lo rimarrò per sempre, ora però il mio lavoro è cambiato e si è evoluto, sono una Food & hospitality specialist, così mi definisco. La mia frase è «tutti a tavola nessuno escluso»: io ci metto gli strumenti per insegnare a rendere la struttura o il locale memorabile per tutti gli ospiti che si è scelto di accogliere.
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In che modo ha sviluppato il suo personal branding?
Sono sempre stata molto autentica nella vita online (sui social media e sul mio sito) e offline. Ho sempre dichiarato con chiarezza i miei valori, con chi non volevo lavorare e perché. Ho iniziato a farlo quando il “politically correct” andava molto di moda, e a mie spese ho imparato che essere se stessi da una parte rende vulnerabili ma alla lunga ripaga.
Oscar Wilde disse: «Non riesco a sopportare quelli che non prendono seriamente il cibo». Cosa ne pensa?
Che è un’ottima affermazione: il cibo è cultura e la scelta di un piatto o di un altro, e come facciamo la spesa racconta molto di noi.
Luci e ombre attuali nel suo lavoro?
La luce è essa stessa parte dell’ombra del settore hospitality, un settore in ginocchio a causa delle pressioni fiscali e dalla natura stagionale di molte piccole e media attività site nelle località turistiche. Il problema del cambio culturale e dell’approccio alla vita e allo stile di vita post pandemia ha fatto sì che il personale di questo comparto già in difficoltà abbia deciso di spostarsi su altre attività, lasciandolo in balia di persone “che devono lavorare”, ma con una profonda mancanza di professionalità e formazione.
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Secondo Ippocrate anche il cibo è una medicina. Perché allora in Italia la più recente Relazione al Parlamento sul diabete ha affermato che circa 4 milioni di persone sono affette da questa malattia?
L’Italia è un paese “godurioso” a cui piace la “dolce e bella vita”. Ogni occasione è buona per festeggiare (a tavola): una promozione, una riunione familiare, un incontro tra amici. Le nuove generazioni hanno già fatto lo switch verso un’alimentazione più consapevole: si informano, provano, sperimento. Soprattutto fanno sport. Le persone che definiamo boomer vivono spesso ancora schiacciate dalle responsabilità lavorative e soprattutto familiari, in particolare le donne (e non è un luogo comune) in più ci sono profonde differenze culturali tra nord e sud e questo è un dato di fatto. Diciamo che dovremmo passare da “lo sgarro” di tutti i giorni allo sgarro del weekend per poi rimettersi in carreggiata.
