Dall’intuizione giovanile alla guida di una delle gallerie più riconosciute in Europa: il percorso di Maurizio Nobile, che ha trasformato un talento precoce per la scoperta in un percorso internazionale di autorevolezza e ricerca.
La sua storia professionale nasce dal desiderio ostinato di seguire il bello. Nel 1979 lascia Bologna per Roma e trova lavoro in un negozio di vintage in via delle Carrozze, nel cuore pulsante dell’antiquariato romano. Lì, circondato dalle botteghe di via del Babuino, comprende quale sarà la sua strada. Da quella intuizione nasce nel 1987 la Galleria Maurizio Nobile Fine Art, che nel tempo diventa un punto di riferimento nel mercato italiano e internazionale dell’arte, specializzandosi in dipinti, disegni e sculture di maestri italiani dal tardo Quattrocento alla prima metà del Novecento. La crescita costante porta Nobile ad aprire nel 2010 una seconda sede a Parigi, affermando ancora di più la sua visione e il suo ruolo nel panorama internazionale.
Oggi la galleria è scelta da collezionisti e musei prestigiosi come la National Gallery of Art di Washington, il Szépművészeti Múzeum di Budapest, la Morgan Library o il Metropolitan Museum di New York. Partecipa regolarmente alle più importanti fiere d’arte – dalla BIAF di Firenze al Salon du Dessin di Parigi, fino a MIART e TEFAF Maastricht – e continua a distinguersi per la ricerca di opere di qualità, offrendo stime, valutazioni e consulenze personalizzate. Nobile porta avanti la sua attività con lo stesso sguardo appassionato che lo ha guidato sin dagli inizi: la capacità di riconoscere il bello e di seguirlo ovunque lo conduca.
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Come nasce la sua vocazione di gallerista?
Ho sempre inseguito il bello, l’ho ricercato in tutte le cose. Da giovane, nel 1979, lasciai Bologna per Roma, trovando lavoro in un negozio di vintage in via delle Carrozze. Quel luogo, al centro del mondo antiquariale romano – le botteghe erano infatti tutte situate intorno a via del Babuino – mi affascinò al punto che decisi quale sarebbe stato il mio futuro. L’arte non l’ho scelta davvero, mi ha scelto lei.
Quali sono i suoi punti di forza e come li sfrutta per differenziarsi?
La passione per il mio lavoro è sempre stata uno dei miei principali punti di forza. Nel corso del tempo, questa mi ha portato a confrontarmi con studiosi, collaboratori e persone che mi hanno arricchito profondamente, sia dal punto di vista umano sia professionale. Viviamo in un mondo complesso, in cui cambiare lavoro è diventato quasi la norma, cercando sempre di trovare qualcosa di nuovo, di diverso. Io non ho mai pensato di cambiare direzione: sono molto felice di svolgere da sempre la stessa professione.
È ciò che so fare, e cerco di farlo al meglio. In quarant’anni di carriera sono cambiate molte cose, ma ciò che mi ha permesso di continuare è stata anche la forte determinazione nel condurre al meglio la mia attività. Questo rappresenta sicuramente un aspetto importante della mia identità e ha contribuito a dare grande stabilità alla mia società. Non ho mai seguito le mode: ho fatto affidamento esclusivamente al mio gusto personale. Un approccio che ha permesso di distinguermi nel mercato antiquario, conferendomi un’identità ben riconoscibile.
Come cura il suo personal branding e qual è la migliore strategia per comunicare l’arte?
Oggi ho una Media Relationship Manager e uno studio di comunicazione che mi segue, ma ho sempre cercato di promuovere il mio lavoro comunicando con la passione e la coerenza che mi contraddistinguono da sempre. Il mio obiettivo fin dall’inizio è stato quello di mantenere una identità chiara, basata prima di tutto sulla curiosità e sul gusto personale, che nascono da un’esperienza diretta e quotidiana con le opere. Credo inoltre molto nella forza del confronto diretto con il pubblico e la comunità scientifica, che ci permettono ogni giorno di migliorare il nostro lavoro e continuare ad adattarci ad un mondo collezionistico che cambia continuamente e rapidamente.
L’arte si può trasmettere attraverso le parole, l’allestimento di un contesto adeguato, la competenza, ma anche e soprattutto attraverso il rispetto per un pubblico vario e ampio. Ogni oggetto ha una sua storia da raccontare, che parte dal momento di esecuzione dell’opera e arriva fino ai giorni nostri, fatta di memoria e materia, e il nostro compito è quello di far emergere il legame tra passato e presente.
Crediamo molto nella forza del confronto diretto: le fiere, le mostre in galleria, i dialoghi con colleghi e collezionisti sono occasioni preziose per costruire esperienze coinvolgenti. Il nostro obiettivo è di far sentire a tutti i visitatori l’unicità della nostra galleria e dei nostri spazi espositivi. Anche la comunicazione scientifica ha un ruolo fondamentale. Ogni opera che esponiamo è accompagnata da una scheda critica approfondita e da ricerche spesso documentate, che rafforzano la nostra credibilità. Inoltre, nel nostro mestiere, comunicare l’arte significa anche saper ascoltare, comprendere i gusti e le sensibilità di chi ci sceglie e ci mostra fiducia. Le relazioni vere, durature, sono la migliore forma di comunicazione.
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Quali sono i suoi principali successi e traguardi nel percorso professionale?
Il primo grande successo lavorativo è stato l’apertura della mia prima galleria nel 1987, a ventisei anni. In quel primo periodo di attività ho avuto anche la fortuna di incontrare un collezionista che mi ha dato un sostegno decisivo. Fu l’inizio di una avventura entusiasmante. Nel corso del tempo ho raggiunto numerosi traguardi. Uno dei primi è stato l’ingresso nell’Associazione Antiquari d’Italia, punto di riferimento imprescindibile per la nostra categoria e garanzia di serietà e qualità professionale.
Successivamente, un traguardo fondamentale è stata la possibilità di entrare nel circuito delle grandi fiere nazionali e internazionali. La prima mostra importante a cui ho partecipato è stata la Biennale di Firenze a Palazzo Corsini nel 2009. Da allora non ho mai mancato un’edizione e aspetto sempre quella successiva con grande trepidazione. L’apertura poi di una sede a Parigi, centro nevralgico del mercato antiquario per tanto tempo, ha significato per me l’affaccio al mondo internazionale dell’arte con conseguenze inaspettate: ho esposto per anni alla fiera parigina dedicata al disegno antico, il Salon du Dessin, e sono entrato a far parte del gruppo di espositori del Tefaf Maastricht, uno degli appuntamenti internazionali più importanti per il nostro settore.
Luci e ombre del mercato dell’arte in Italia oggi?
All’inizio degli anni Ottanta il mercato era molto fiorente e fluido, era tutto più facile e non così complicato come lo è oggi. D’altra parte è anche vero che ormai il mercato antiquario un fenomeno globale, e avendo acquisto la galleria una fama internazionale, la clientela adesso si è molto ampliata e diversificata. Naturalmente, questo cambiamento di scala, ha conseguenze dirette sul nostro lavoro. Ci scontriamo con una burocrazia sempre più complessa e con la difficoltà di ottenere il permesso di esportazione delle opere d’arte.
Come vuole essere percepito dal suo pubblico di riferimento?
Ho sempre guardato con ammirazione gli antiquari del passato, che avevano una forza e un carisma fuori dal comune. Ricordo che in alcuni casi erano persone dal carattere severo e deciso, capaci di imporsi con autorevolezza e di suscitare profondo rispetto, quasi una forma di riverenza.
Nel nostro mestiere, ogni mercante sviluppa una clientela propria, con la quale si instaura spesso un legame autentico e duraturo. Si condividono gusti, pensieri, interessi e che, allo stesso tempo, si nutre di stima e non di rado di simpatia reciproca. Tuttavia, a volte questo coinvolgimento personale può rappresentare anche un limite. Come mi è stato sempre insegnato: la confidenza toglie la riverenza.
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Quali sono le qualità e le caratteristiche chiave che definiscono Maurizio Nobile Fine Art?
Da sempre quello cha ha contraddistinto la mia attività è la ricerca di opere di alta qualità, l’attenzione alla ricerca scientifica e allo stato di conservazione dell’opera, fattori ad oggi è imprescindibili per chi acquista.
Dal 2020 è entrato in società con me Attilio Luigi Ametta. Una collaborazione che punta a dare maggior forza all’attività, che porta continuamente nuovi stimoli e nuove sfide. Pur essendo specializzati sul disegno e sulla pittura antica, cerchiamo il bello in tutti gli oggetti e lo troviamo in tutti periodi artistici. Partecipiamo a mostre nazionali e internazionali diverse sotto ogni punto di vista e ospitiamo in galleria esposizioni di arte antica e contemporanea. Al contemporaneo da anni dedichiamo due appuntamenti fissi, presentando e supportando artisti emergenti che ci affascinano con il loro operare.
Cosa la motiva e ispira nel suo lavoro?
Nonostante siano quarant’anni che faccio questo mestiere, non ho mai perso l’emozione della scoperta. A volte il lavoro può essere faticoso e pesante, però basta imbattersi in un capolavoro inaspettato per cambiare completamente prospettiva. Mi piace ancora moltissimo partecipare alle fiere, che considero tappe fondamentali del calendario annuale per poter ritrovare collezionisti, clienti e curatori museali, con i quali condividere passioni e visioni.
L’arte è oggi un privilegio per pochi?
L‘arte dovrebbe essere un privilegio per tutti, solo che a volte rimane incompresa per una mancanza di sensibilità. Ad ogni modo, il collezionismo è stato sempre un fenomeno molto raro e di nicchia.
Photo cover: Stefania Bertelli
