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Martha Paletto: «La tensione tra intuizione e costruzione definisce il mio brand»

di Giorgio Nadali
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Dal background accademico allo sviluppo di una visione autonoma, la designer racconta il lavoro dietro il proprio posizionamento, fatto di equilibrio tra emozione e concretezza, introspezione e accessibilità, immaginazione e vita reale “out of office”.

La moda è sempre stata il suo mondo – ieri era una passione, oggi è diventata il suo lavoro. Martha Paletto si è laureata in Fashion Design allo IED di Torino nel 2015: il suo percorso creativo è stato profondamente condizionato da questo background accademico, arricchito inoltre dalle sue origini colombiane. Questa doppia prospettiva le permette di approcciare il fashion con uno sguardo che è sia naturalmente estetico e culturalmente ampio.

Nel corso del tempo la necessità di sviluppare un linguaggio visivo personale l’ha portata a creare il brand MFGA – con il quale è entrata in società con gli imprenditori Federico e Fabio Ceresa – il cui obiettivo è quello di creare uno spazio indipendente dove esplorare la moda come narrazione del nostro tempo. Il suo lavoro in qualità di designer consiste nell’interpretazione personale del mondo contemporaneo tradotta in capi che trasmettano atmosfera, identità e intenzione.

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Come è nata la sua vocazione?

Gli studi in campo fashion mi hanno portata a voler dare forma visiva alle mie percezioni personali. Fin da quando mi sono avvicinata alla moda mi ha affascinata la sua capacità di raccontare storie senza parole. Nel tempo ho compreso che per me la moda non è solo estetica, ma linguaggio e narrazione. È la tensione tra intuizione e costruzione che definisce la mia vocazione come designer.

Cosa la distingue dagli altri brand?

Credo che la differenza sia la capacità di trasformare la moda in un linguaggio visivo sensoriale. Nel mio lavoro cerco di non limitarmi a rappresentare le tendenze del momento o un’estetica troppo concettuale e “cervellotica”, ma cerco di mantenere sempre un equilibrio tra aspirazione e accessibilità. Credo inoltre che l’approccio emozionale e narrativo della moda sia una delle mie caratteristiche principali: la mia forza sta nel dare forma ad un immaginario, renderlo “reale” e tangibile. Ogni progetto nasce come un racconto visivo con un concept alla base, dove estetica e introspezione convivono. Cerco di tradurre la moda in un’esperienza, non in un’immagine statica.

 

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Chi sono i suoi clienti ideali?

Il mio cliente ideale è una persona giovane, magari imprenditore o imprenditrice tra i 25 e 35 anni, ambiziosa, indipendente e sempre in movimento tra lavoro, progetti personali e vita sociale. È un individuo che, pur non appartenendo al mondo del fashion o non avendo una formazione specifica di questo settore, possiede una sensibilità culturale e visiva tale da cogliere i riferimenti e le storie racchiuse in un capo ed apprezzarlo. Qualcuno capace di vedere oltre l’estetica, di leggere la narrazione e l’intenzione che ogni singolo capo porta con sè. Cerca capi versatili, curati e riconoscibili, che riflettano il suo stile di vita attivo e la sua visione concreta e determinata del futuro.

Voglio creare un dialogo con persone che non cercano semplicemente un capo d’abbigliamento, ma un’esperienza sia culturale che estetica. Voglio creare un guardaroba per la generazione che lavora su se stessa, con un linguaggio diretto, concreto, ambizioso ma accessibile. Io e tutto il mio team stiamo creando una proposta di capi che unisce essenzialità, riconoscibilità ma anche funzionalità. Stiamo inoltre lavorando tanto e duramente sul comunicare un’identità visiva curata e coerente al nostro pubblico, con uno storytelling che parla della vita vera: le sfide quotidiane, il multitasking, la vita off lavoro. Come azienda crediamo fortemente nel costruire una community che riflette questi valori condivisi: lavoro su se stessi, visione, libertà personale ed ambizione.

Come cura il suo personal branding?

Curo la mia immagine come parte integrante del mondo MFGA, marchio di cui sono socia insieme a Federico e Fabio Ceresa. Cerco di trasmettere i valori del brand anche tramite la mia immagine e comunicazione: estetica, autenticità e visione contemporanea. Credo che il modo in cui il direttore creativo di un brand si racconta debba essere una naturale estensione del suo modo di creare e di vedere la moda. 

Quali sono la missione e la visione del suo brand?

MFGA è un brand italiano pensato per chi costruisce il proprio percorso con indipendenza, ambizione e visione. Il nostro manifesto prende vita nella community e parla a una generazione che lavora per realizzarsi, divisa tra meeting, famiglia e passioni come lo sport. Per noi l’abbigliamento è uno strumento di espressione: un modo per affermare la propria identità con stile e contenuto. I nostri capi nascono per accompagnare il nostro cliente in ogni momento della giornata – tra città, coworking, cene, viaggi e weekend fuori porta – con una moda trasversale, personale, di qualità e accessibile. Ci ispiriamo alla creatività e all’eccellenza del Made in Italy, ma con uno sguardo costante al ritmo e ai bisogni della nostra community. Raccontiamo le contraddizioni del lavoro, il bisogno di prendersi tempo, l’arte di non prendersi troppo sul serio e la capacità di rallentare per godersi davvero ogni istante. In un’epoca in cui tutto corre veloce e il futuro sembra l’unico orizzonte, MFGA invita a ritrovare il presente. Con ironia, visione e stile.

Qual è il motivo che l’ha spinta verso lo stile streetwear?

Lo streetwear ha rappresentato un punto di partenza importante per me e per il brand MFGA, una radice da cui tutto è cominciato. Negli anni, però, il brand ha attraversato una naturale evoluzione, spinto anche dal mio desiderio di esplorare nuovi orizzonti. Oggi lo streetwear non è più l’essenza centrale di MFGA, e quindi del mio operato, ma rimane una traccia nel suo dna: si è trasformato in una ricerca del classico reinterpretato in chiave contemporanea, con un’attenzione maggiore all’equilibrio tra estetica, messaggio e nuovo target, ovvero il lavoratore contemporaneo.

 

Una moda che “raggiunge la strada” oggi è quella che sa intercettare i bisogni del lavoratore contemporaneo, delle persone reali che vivono la città ed il presente. In questo senso la moda di MFGA continua a parlare della strada, non più solo come stile, ma come luogo di vita, di desideri e di autenticità. Come una community. Personalmente conserverò sempre un legame profondo con lo streetwear: oltre ad appassionarmi fa parte delle mie radici e del mio percorso. È il risultato dell’incontro tra la cultura da cui provengo, quella colombiana, e quella urbana in cui sono cresciuta, a Torino. È un linguaggio che continuerà a vivere dentro di me, pur esprimendosi in forme nuove.

Il suo motto e nome del brand è “Make Fashion Great Again”. Cosa funziona e cosa no, nella moda secondo lei?

Il nostro claim racchiude la mia convinzione personale che la moda debba tornare ad essere consapevole, autentica e duratura, oltre l’apparenza e la logica effimera del fast fashion. Ciò che funziona oggi nella moda, secondo me, è la capacità di raccontare storie, valori e identità. La moda che emoziona, che connette le persone e che finalmente è ritornata a rispettare standard di qualità alti è quella che ha un vero impatto. Ciò che non funziona più è la superficialità, la produzione usa&getta e la ricerca ossessiva di rispettare trend effimeri. I brand con questa mentalità possono durare una stagione o due, facendo anche dei boom economici degni di nota, ma sono destinati a scomparire. La moda, per la mia visione, non dovrebbe limitarsi a seguire il ciclo veloce dei social o del consumo compulsivo, ma tornare ad offrire contenuti estetici e culturali che soddisfino la durata nel tempo, pensati per un pubblico consapevole che ricerca un’esperienza, una storia, un’identità.

 

Giorgio Nadali

Photo cover: profilo Linkedin MFGA

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