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Mariarita Costanza: «Il mio personal branding ha una sola regola: rimanere me stessa»

di Mariateresa Totaro
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Ingegnere elettronico, imprenditrice, ceo e co-founder della startup Everywhere TEW. Oltre che speaker al TEDx, Mariarita Costanza è co-fondatrice di MACNIL (società informatica del gruppo Zucchetti) e presidente dell’associazione Alumni del Politecnico di Bari. Nel tempo ha ricevuto numerosi riconoscimenti: dal Salone Internazionale dell’Imprenditoria Femminile di Torino al premio “Ingenio al Femminile” per il Consiglio Nazionale degli Ingegneri.

Poche righe non bastano a raccontare la forza di questa donna del sud, che è anche mamma e moglie. La sua è tra le storie di successo raccontate da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo nel loro libro “Se muore il Sud” (Feltrinelli) e da Salvatore Rossi in “Che cosa sa fare l’Italia” (Laterza).

Ma Mariarita Costanza ha fatto molto di più: ha imparato a comunicare se stessa e il suo lavoro con l’aiuto di un team, ottenendo altri importanti successi.

murgia-contatto-naturaTutto quello che ha fatto, se si pensa a quando l’ha fatto (i primi anni 2000) e dove (a Gravina di Puglia, nel profondo Sud), ha quasi dell’incredibile. Com’è cominciata la sua avventura?

Ventun’anni fa ho scommesso sul mio territorio. Quando io e mio marito, all’epoca il mio fidanzato, abbiamo pensato di creare a Gravina un polo high tech (la Murgia Valley) dove invece c’era il distretto del mobile imbottito, nessuno credeva che ce l’avremmo fatta. E invece… Se mi guardo allo specchio, oggi vedo un’altra persona, ma se sono arrivata fin qui è perché sono stata sempre molto determinata non solo nel raggiungere degli obiettivi, ma nel farlo alla perfezione.

Nell’arco della sua carriera ha fatto davvero tante cose, ma quando ha capito l’importanza del personal branding?

All’inizio sono stata molto dietro le quinte, mandavo in avanscoperta mio marito, anche perché dei due io ero il tecnico. Questo, però, mi ha fatta crescere molto e pian piano ho capito che sapevo comunicare. A livello personale la svolta c’è stata quando ho partecipato alla trasmissione televisiva Shark Tank nel 2015. È stato un banco di prova molto forte, la mia prima volta davanti alle telecamere. In quel momento ho capito due cose: l’importanza della tv e dei media in generale e la loro pericolosità. Un errore, una frase detta nel modo sbagliato avrebbero potuto anche danneggiare la mia reputazione.

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Cosa è accaduto dopo Shark Tank?

Fortunatamente è andata bene. Ho ricevuto molti commenti positivi e questo mi ha spronata ad andare avanti. Quando mi sono rivista, però, ho pensato che potevo e dovevo anche migliorare molti aspetti della mia comunicazione.

Quando ha capito di aver bisogno di un addetto stampa?

In realtà ho conosciuto quello che poi è diventato il mio addetto stampa prima di Shark Tank. Era il 2009 quando avvenne il nostro incontro. Fino a quel momento non avevamo mai avuto un ufficio stampa anzi non sapevamo neanche in cosa consistesse questo lavoro. Ma decisi di provare e capii subito quanto fosse essenziale per comunicare in modo efficace il proprio lavoro.

costanza-intervista-tvE così ha cominciato ad avere confidenza con i giornalisti, le telecamere, gli incontri pubblici…

Sì e contestualmente abbiamo cominciato a selezionare le testate su cui uscire, a capire a quali eventi fosse opportuno partecipare ma con una mia richiesta perché quando si diventa “noti” arrivano proposte di ogni tipo e anche la selezione è fondamentale.

Cos’è il personal branding per lei?

Non avrei mai pensato neppure di parlare di questi temi un giorno, ma nel tempo il mio approccio alla comunicazione è completamente cambiato. Ho capito che per un imprenditore fare personal branding è imprescindibile. Per questo mi affido completamente al mio addetto stampa. Tuttavia, quando ho deciso di intraprendere questa strada ho imposto una regola, un punto fermo: rimanere sempre me stessa senza trasformarmi mai in un personaggio. Questa è la mia condizione, il che significa che non mi vesto o trucco in modo diverso da come sono tutti i giorni, non parlo di temi che non conosco e in un modo che non mi appartiene.

Come si prepara per un evento o un’intervista?

A me non piace prepararmi, ma improvvisare conoscendo ovviamente il tema. Una volta che so qual è il tema dell’evento o dell’intervista, comincio a raccontare senza alcun problema. Ormai niente mi fa paura, sono completamente rilassata. Anche quando ho partecipato al TEDx, una delle esperienze più emozionanti della mia vita, non ho preparato un discorso. Come faccio di solito, qualche minuto ho raccolto i miei pensieri e poi cavalcando quell’emozione, ho cominciato a parlare. Forte della mia storia e della mia vita.

Oggi chi gestisce i suoi social?

Il mio approccio ai social è stato molto lento. Sono partita con un rifiuto, come avviene con tutte le novità. Nel tempo, però, ne ho capito l’importanza e ho cominciato a utilizzarli. I miei profili sono gestiti dal mio addetto stampa, quelli aziendali da un team di persone che lavora con me. Prepariamo insieme il piano editoriale mensile oppure, per quanto riguarda me, selezioniamo i contenuti da pubblicare in base agli eventi a cui devo partecipare.

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Insomma, le manca solo un libro… Ha mai pensato di scriverne uno?

Sì ci ho pensato, ma non ho ancora avuto il tempo di farlo. Oggi, dopo MACNIL mi sto dedicando a Everywhere TEW insieme alla mia socia Manuela D’Ecclesiis. È una startup innovativa che mira a far rivivere tutti i luoghi meno battuti del nostro Paese. Ho ancora tante avventure da vivere, un giorno mi fermerò (forse) per raccontarle.

 

Mariateresa Totaro

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