Per la ristoratrice calabrese, immagine personale e immagine familiare sono inscindibili perché personificano l’arte dell’ospitalità e della cucina italiana, tanto apprezzate nel mondo.
È un fiume in piena, Laura Barbieri, quando parla del suo lavoro, perché parlare di quello che fa definisce e rappresenta quello che è. Per lei la cucina ha radici profonde che sono diventate cultura enogastronomica, capace di fondersi alla cultura tout court. Si definisce “ristoratrice da generazioni”, sottolineando di essere nata e cresciuta in questo mondo e che il lavoro nella ristorazione e nell’ospitalità rappresenta la sua unica professione.
«Tutto è nato da mio nonno, che creò l’hotel con annesso il ristorante. La sua attività è poi continuata con mio padre e mia madre, pionieri dell’enoturismo in Calabria», ci racconta. «Adesso io, mia sorella Alessandra e mio fratello Michele portiamo avanti la nostra impresa insieme a loro e a un team fantastico che per noi è famiglia. Ho sempre vissuto in mezzo al buon cibo e ai prodotti del territorio. Ora mi occupo anche della produzione e di tutta la filiera, avendo un’azienda agricola che produce le specialità che usiamo nel nostro ristorante e che vendiamo, anche all’estero».

Siamo ad Altomonte, in provincia di Cosenza, uno dei borghi più belli d’Italia, che ha assorbito l’influenza linguistica, culturale e gastronomica della popolazione di origine albanese e araba. Siamo in un territorio caratterizzato da una marcata biodiversità, con prodotti che variano col passare delle stagioni.
Quanto ha influito su di lei crescere proprio qui?
È stata un’esperienza straordinaria, difficile ma fantastica. Un posto che ha fatto dell’accoglienza e della convivialità una forza, in una terra ricca di ottimi prodotti. Abbiamo potuto godere del vivere lento di un borgo piccolo che, però, è sempre stato aperto sul resto del mondo, anche grazie al fenomeno del turismo di ritorno, che ha fatto di questo centro un melting pot che mi ha molto forgiata. Non è un caso che io sia laureata in Mediazione linguistica e abbia poi conseguito un master in Dieta Mediterranea, green economy e sostenibilità ambientale. Oggi più che mai questi aspetti della mia formazione sono preziosissimi: il fatto che li utilizzi nel mio lavoro quotidiano dimostra che ero sulla giusta strada.
Quali sono i tratti che la caratterizzano dal punto di vista professionale?
La ricerca di far convivere tradizione ed innovazione. La nostra cucina è quella della tradizione calabrese che, però, non è fatta solo di ‘nduja e salsicce, ma anche di straordinari ortaggi che la rendono appetitosa anche per i vegani; penso all’ottimo peperone crusco e ai lievitati, come i nostri “pani scavati” che diventano contenitori di altre prelibatezze.

Famiglia Barbieri
Parla spesso al plurale…
Ha ragione, ma per me è naturale. Ci conoscono come la “Famiglia Barbieri” e per me quello che sono e quello che faccio è inscindibile dalla mia famiglia. C’è un legame molto forte che permea anche il mio modo di comunicare.
In che modo fa conoscere il proprio “marchio personale”?
Siamo sulle più importanti guide gastronomiche d’Italia, ma ci conoscono anche all’estero grazie al passaparola dei tanti italiani che tornano qui per le vacanze. Anche tramite loro i nostri prodotti locali vengono esportati. Siamo orgogliosi di essere ambasciatori dell’Italia e della Calabria nel mondo. Ecco, parlo di nuovo al plurale!
Inoltre, i nostri corsi di cucina sono vere e proprie esperienze che le persone amano condividere sui social: anche questo veicola molto il mio nome. Ci segue un ufficio stampa e grazie a questo i media esteri si sono interessati a noi, come nel caso di una rivista giapponese o di “Vanity Fair”. Personalmente sono molto impegnata nell’associazionismo: sono membro di Confcommercio, presidente provinciale e membro del consiglio nazionale di FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) e faccio parte della Federazione Italiana Cuochi. Tutto questo mi qualifica e mi dà visibilità.

È molto attiva in ambiti diversi, ma poco presente sui social network. Come mai?
Riconosco che questa, forse, è una mia mancanza. Mi piacerebbe essere più attiva, ma a volte non riesco perché preferisco darmi “in presenza”. Ogni giorno incontro un centinaio di persone, partecipo a incontri nelle scuole e presenzio a tante manifestazioni. La tecnologia è fondamentale, ma a volte ti toglie lo sguardo diretto sulla gente. Comunico molto di più attraverso la pagina della nostra famiglia.
Chef e cuochi impazzano in TV e sui social, scrivono libri. Ha mai pensato di scriverne uno?
Personalmente, pur amando tantissimo la cucina e la conoscenza delle materie prime, non posso occuparmi solo di quello: devo seguire la produzione e le altre attività quotidiane. Perciò al libro ci abbiamo pensato e ci stiamo lavorando, ma sempre come famiglia. Abbiamo tantissime ricette che realizziamo nel nostro ristorante e ci piacerebbe condividerle raccontando la storia di questo nostro forte legame.

Terrazza Ristorante ad Altomonte, in provincia di Cosenza
