Moda come atto di autoaffermazione e personal branding come linguaggio silenzioso: l’universo creativo di Katerazz nasce dall’incontro tra corpo, identità e visione personale.
Per Kateryna Ratskevych, fondatrice del marchio di abbigliamento femminile Katerazz, l’autenticità non è una scelta strategica ma una necessità creativa. Designer e modella ucraina di 32 anni, ha dato vita al brand nel 2019 a Odessa, scegliendo di produrre articoli unici in piccoli lotti. Oggi, da Milano, continua a sviluppare una visione che rifiuta i trend e afferma un’identità riconoscibile, costruita sull’ascolto di sé.
Come cura il suo personal branding e cosa migliorerebbe?
Il mio personal branding si sviluppa attorno a una verità molto semplice: non posso separare la mia personalità dal mio lavoro. Sono una persona poliedrica, con fasi, stati d’animo e visioni sempre in evoluzione — e questo crea un’identità forte e complessa, che si riflette naturalmente nel mio stile e nel mio brand. Le mie collezioni non seguono un’unica linea estetica rigida: preferisco lasciare spazio alla diversità, ai contrasti, alle idee che nascono da impulsi creativi molto personali. Questa varietà non è caos, ma linguaggio: racconta chi sono realmente. Non cerco mai di “essere come qualcun altro”.

Non rincorro i trend e non attingo ai codici di altri brand. Il mio lavoro nasce da ciò che sento, da ciò che mi appare nella mente quasi come immagini visive chiare, e che poi traduco in forme, tagli e texture. Quello che vorrei migliorare è la capacità di mostrare più spesso il dietro le quinte: i bozzetti, i materiali, l’emozione del processo creativo. Le persone vedono il risultato, ma il mio mondo creativo è molto più ampio e merita di essere condiviso.
Chi è la sua cliente ideale?
Chi non ha paura di esporsi. Una persona che rifiuta l’anonimato e desidera manifestare la propria identità attraverso ciò che indossa. È qualcuno che sa chi è, oppure vuole scoprirlo. Che non teme la forza di un capo strutturato, di una linea decisa, di una silhouette che parla prima delle parole. Ama distinguersi, non per eccedere ma per essere fedele a sé stesso. È una persona che vede l’abbigliamento come un atto di autoaffermazione, come un modo per dire: “Io sono questa”.
Quali caratteristiche ha il suo marchio?
Katerazz è speciale perché nasce da un immaginario completamente personale. Non assomiglia ad altri brand, non cerca somiglianze, non riproduce ciò che funziona altrove. Ogni modello deriva da un’ispirazione interna e non da osservazioni esterne. I miei capi sono riconosciuti per il taglio, per la pulizia della forma e per l’energia che trasmettono quando vengono indossati.

Molte persone mi dicono che le mie creazioni si percepiscono come una seconda pelle, perché non decorano semplicemente il corpo, ma entrano in relazione con esso. Penso che ciò che rende davvero speciale il brand sia l’unicità del suo linguaggio: femminile ma deciso, sensuale ma mai ovvio, minimalista ma con carattere. È un equilibrio difficile da riprodurre, e forse è proprio questo a renderlo riconoscibile.
Come è nata la sua vocazione alla moda?
La moda è stata sempre presente nella mia vita. Fin da bambina ero affascinata dal potere dei vestiti: osservavo come un look potesse cambiare lo stato emotivo di una persona, il modo in cui si muoveva, il suo rapporto con il mondo. La vera svolta però è arrivata durante il periodo del Covid. In quel momento sospeso, dove tutto si è fermato, ho ascoltato me stessa più profondamente. È stato un tempo in cui la mia creatività ha avuto modo di emergere senza filtri e senza distrazioni. Ho creato la mia prima collezione in Ucraina, completamente da sola, spinta da un desiderio forte di dare forma a ciò che sentivo dentro. Da quel momento ho capito che questo non sarebbe stato un progetto temporaneo, ma la mia strada.

Quali sono i suoi punti di forza e come li sfrutta per differenziarsi?
Uno dei miei punti di forza è la visione. Quando immagino un capo, lo vedo immediatamente nella sua forma finale: non solo l’aspetto, ma l’energia che deve trasmettere. Un altro punto di forza è la mia capacità di adattare la mia estetica a molte personalità diverse senza perdere coerenza. Il mio brand parla a donne molto differenti tra loro: minimaliste, audaci, sensuali, classiche. Non credo nelle divisioni rigide né nel dover scegliere un solo stile. Credo invece nella forza del linguaggio estetico: se è autentico, può vestirsi in mille modi diversi. In un mercato dove molti cercano di essere simili, io mi differenzio scegliendo di rimanere me stessa.
Cosa la motiva e la ispira nel suo lavoro?
Mi motiva la possibilità di trasformare un’idea in un’emozione concreta. Un capo non è solo un oggetto: è un’esperienza, un modo per sentirsi diversi, migliori, più sicuri.

Mi ispira ciò che vivo, ciò che sento, ciò che mi colpisce visivamente ed emotivamente. Le mie collezioni non nascono mai da imitazioni, ma da un mondo interiore in movimento: colori, sensazioni, incontri, stati d’animo, immagini improvvise.Mi ispira anche la forza delle donne: il loro coraggio, la loro vulnerabilità, il loro desiderio di mostrarsi o di proteggersi. Ogni creazione è un dialogo tra me e loro.
