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La Signora Italia e la sua lezione di immagine

di Valentina Tafuri
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Unique value proposition, reputazione e visibilità globale: le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 come esercizio di personal branding nazionale.

 

Partiamo da quella bandiera italiana formata dalle modelle avvolte in eleganti tailleur bianchi, rossi e verdi firmati Giorgio Armani: frame molto potenti e perfettamente coerenti con la fama del nostro Paese come patria del buon gusto e della moda.

Marco Balich, il deus ex machina che ha organizzato la cerimonia, ha giocato con le eccellenze italiane per raccontarle al mondo: la cultura, la storia, la bellezza, la fantasia, l’inventiva ma anche la precisione, la professionalità e il saper fare.

Una proposta di valore coerente

Con il passare dei giorni e delle gare, le prime Olimpiadi diffuse della storia hanno restituito un’immagine dell’Italia che ne ha messo in evidenza la sua unique value proposition. A cominciare dall’idea di coinvolgere diverse località come sedi dei Giochi, valorizzando più territori, evitando la costruzione di nuovi impianti, ove possibile, per sfruttare quelli già esistenti, in chiave sostenibile. 

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Photo: dal sito ufficiale Milano-Cortina 2026

Una formula che ha già fatto scuola: è stato infatti annunciato che le prossime Olimpiadi invernali in Francia si terranno in varie location del Paese. Quanto all’Italia, cibo, accoglienza, bellezze storico-naturali, culto del bello – anche nella fattura della torcia olimpica con i suoi richiami a Leonardo – sono stati semplicemente confermati dai luoghi e dalle persone.

L’unicità e la reputazione

In quanto a riconoscibilità e autenticità, capisaldi del personal branding, la Signora Italia, con la cucina diventata da pochi mesi patrimonio UNESCO, ha mantenuto la promessa di una proposta enogastronomica unica, che ha fatto parlare, in prima persona, tantissimi atleti che nei loro post sui social media si sono trasformati in ambassador spontanei di pasta, tiramisù, pizza e altro.

Una grande occasione di visibilità globale che è stata sfruttata bene. La percezione del brand “Italia” e della sua unicità è cresciuta giorno dopo giorno, sostenuta sia dalle performance di altissimo livello degli atleti del team olimpionico nazionale sia da quel “calore, ospitalità, passione” che hanno «fatto sentire tutti a casa», come ha affermato Kirsty Coventry, Presidente del Comitato Olimpico Internazionale durante la cerimonia di chiusura.

Per i luoghi delle Olimpiadi e per la Signora Italia nel suo complesso, un vero e proprio esercizio di personal branding a tutto tondo, non solo destination branding. A dimostrare coerenza con lo storytelling del Paese e con la sua “nomea” sono stati numerosi fattori che, secondo Oxford Economics, avranno ricadute ben oltre il periodo dell’evento: «I Giochi rappresentano un primo banco di prova di come i mega-eventi possano stimolare la crescita, la resilienza e l’attrattiva a lungo termine della destinazione», si legge nello studio.

Perché, esattamente come accade per una persona, anche per un Paese il vero personal branding non si costruisce in un giorno. Si rivela nel momento in cui identità, reputazione e comportamento coincidono.

 

Valentina Tafuri

Photo cover: Simone Ferraro dalla galleria fotografica del Coni

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