Il personal branding della chef nasce dall’esperienza familiare e si consolida attraverso libri, corsi e contenuti digitali dedicati a chi convive con celiachia e diabete di tipo 1.
Il web è uno strumento potente, che consente di creare community di persone che condividono interessi ed esigenze. È questo il caso della professionista e chef parmense Ilaria Bertinelli, che ha trasformato una necessità della sua famiglia in un progetto dedicato alla cucina per chi convive con la celiachia e il diabete di tipo 1. “Uno chef per Gaia” si sviluppa con libri, blog, social e corsi. Al centro di tutto la chef con le sue ricette e la credibilità acquisita nel tempo.
Come è iniziata la sua attività di food blogger? Ha sempre avuto la passione per la cucina o è nata da un’esigenza specifica?
Amo dire che per me la cucina nasce come passione, diventa una necessità e si trasforma infine in una professione. Diventare food blogger è stata la risposta a un cambiamento e a un’esigenza specifica. Quando la mia famiglia ha ricevuto la prima diagnosi di diabete di tipo 1 e celiachia per mia figlia Gaia, la passione si è trasformata nella necessità di imparare a cucinare ciò che le serviva per stare il meglio possibile.

Ho iniziato a sperimentare e ho pensato che i miei risultati potessero essere utili ad altre famiglie. Da lì è nata l’idea di raccogliere tutto nel libro “Uno Chef per Gaia“, pubblicato nel 2013. Si è subito aperto un canale di comunicazione straordinario con chi condivideva le nostre stesse esigenze. Per mantenerlo vivo, ho creato uno spazio d’incontro virtuale: è nato così il blog e io sono diventata ufficialmente una food blogger.
Come gestisce le pubblicazioni nel sito web?
Gestisco tutto io in prima persona: articoli, ricette e contenuti tecnici. Durante il Covid ho approfittato del tempo a disposizione per formarmi sulla gestione tecnica di un blog e sulla creazione dei contenuti. Tutto ciò che pubblico è il frutto dei miei pensieri e delle sperimentazioni sul campo: in casa mia si mangia ciò che c’è sul blog, e pubblico solo ciò che è riuscito bene ed è piaciuto alla mia famiglia.
Propongo idee veloci, ideali per chi ha poco tempo ma deve prendersi cura della propria famiglia con primi, secondi e dolci “amici”. Un dolce “amico” non significa senza zucchero, ma bilanciato. Seguo un piano editoriale ben strutturato, pensato sulla stagionalità, sull’alternanza dei pasti e sulle temperature esterne. Certo, non mancano le eccezioni, ma la maggior parte delle mie proposte risponde alla praticità di tutti i giorni.
Che ruolo hanno i social, ad esempio Instagram e YouTube, nella sua attività di divulgazione?
Instagram è senza dubbio il canale principale: mi permette di avvisare i miei lettori quando c’è una nuova ricetta sul blog, spesso attraverso dei brevi video reel. I contenuti condivisi su Instagram si integrano poi facilmente anche su Facebook.
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YouTube, invece, l’ho messo da parte per ragioni di sostenibilità del tempo. L’ho utilizzato molto durante il Covid, quando tutti eravamo a casa e c’era bisogno di idee in cucina. Tuttavia, registrare per YouTube richiede un formato orizzontale e una lavorazione diversa. Lavorando anche come amministratrice delegata della mia società di traduzioni, oltre al mio impegno di blogger, formatrice e madre, ho dovuto fare una scelta: Instagram rappresenta la sintesi ideale.
Ha pubblicato diversi libri. Come sono nati? Ha in programma altre pubblicazioni?
Nessuno dei miei libri era stato programmato a tavolino: è la vita che si è trasformata in un libro. Quando “Uno Chef per Gaia” del 2013 era arrivato alla quinta ristampa, mi sono resa conto che non rispecchiava più la nostra realtà attuale. Nel frattempo, ero diventata chef a tutti gli effetti, frequentando un Master all’ALMA di Colorno sulla cucina salutistica e per gli sportivi, ed era arrivata la seconda diagnosi di diabete in famiglia, quella di mio figlio Nicolò. Così è nato il libro “Uno Chef per Gaia e Nicolò” nel 2024. Questo secondo testo racchiude una maturità scientifica diversa, con ricette a ridotto indice glicemico, e racconta una storia di grande supporto per le famiglie. Il giorno dopo il suo esordio, Nicolò ha scelto di non farsi fermare dal diabete: è partito per una crociera e, quattro mesi dopo, per un anno di studio negli Stati Uniti. Il messaggio del libro è chiaro: una patologia cronica non deve mai frenare i sogni di un ragazzo.

Oltre a questo, ho lavorato a diversi progetti editoriali specifici per aziende farmaceutiche e alimentari. In collaborazione con un’importante multinazionale ho firmato un volume dedicato alle diete speciali per bambini con problemi di deglutizione e disfagia, focalizzato su ricette a densità controllata. Un altro progetto ha riguardato la nutrizione infantile in casi di malnutrizione o forte selettività alimentare legata a specifiche patologie, dove occorrono piatti estremamente densi di nutrienti. Mi sono poi occupata di ricette per bambini affetti da fenilchetonuria, una condizione diagnosticata alla nascita che richiede una dieta rigidissima priva dell’amminoacido fenilalanina per tutta la vita. Attualmente, infine, sto collaborando con una dottoressa di Genova a un progetto affascinante incentrato sul microbiota, un alleato di salute fondamentale sia per chi deve seguire diete speciali sia per chi può mangiare di tutto.
Come si svolgono i suoi appuntamenti di formazione online?
Molte persone hanno pregiudizi sui corsi online, ma tutto dipende dalle aspettative. È ovvio che la presenza fisica offra un calore e uno scambio umano differenti, ma il corso online abbatte qualsiasi barriera geografica. I miei corsi online sono completamente interattivi e in diretta live.
Una settimana prima dell’evento invio ai partecipanti la shopping list, le ricette e l’elenco delle attrezzature necessarie. Durante la diretta cuciniamo insieme passo dopo passo: le persone mi mostrano i piatti dallo schermo, fanno domande, chiedono verifiche sulla consistenza e chiariamo ogni dubbio in tempo reale.
Che aiuto concreto può dare la sua attività a chi vive con il diabete?
Fornire ricette già collaudate, con ingredienti “amici” che evitano picchi glicemici improvvisi e, soprattutto, con il conteggio dei carboidrati già calcolato, semplifica immensamente la vita quotidiana. Quando ci si siede a tavola e si pesa la propria porzione, si sa già esattamente quanta insulina somministrare.

Condividere la vostra esperienza con il diabete di tipo 1 con una community di persone vi è di aiuto nella quotidianità?
Tantissimo. Quando si condivide, si trova aiuto in entrambe le direzioni: si supportano gli altri quando si vive un’esperienza positiva, e si trova conforto nei momenti di scoraggiamento o quando le strategie abituali sembrano non funzionare. Creare community è fondamentale quando si parla di patologie croniche, perché ciò che logora davvero è la ripetizione quotidiana, il fatto di non potersi mai prendere una pausa dalle iniezioni o dal controllo dei valori glicemici.
Potersi confrontare con chi ti capisce al volo evita di dover continuamente spiegare le cose a persone che non conoscono il diabete di tipo 1 e lo confondono con altre forme. Anche se mi sono data la missione di fare cultura su questo tema, a volte ci si stanca di lottare contro pregiudizi e falsi miti. All’interno della community, invece, è come se avessi già percorso i primi venti chilometri di una maratona: tutto diventa più semplice.
Tutte le foto sono di Roberta Bellani
