Disciplina, metodo e dettagli invisibili: il percorso di Giuseppe Strollo, tra esercito, corporate intelligence e reputazione costruita sul campo.
Nel dibattito contemporaneo sul personal branding, sempre più spesso associato all’autonarrazione e alla visibilità digitale, Giuseppe Strollo offre un punto di osservazione diverso. Il suo percorso si sviluppa infatti prima nei contesti istituzionali, all’interno dell’esercito, e successivamente nel settore privato, fino alla fondazione di Excursus Group nel 2017, che ha come missione la tutela della sicurezza aziendale tramite strumenti di corporate intelligence, investigazioni, security e cyber security. Un’evoluzione che consente di interrogarsi su come identità professionale, metodo di lavoro e sistema di valori contribuiscano a costruire una reputazione solida nel tempo, indipendentemente dalle logiche tradizionali di autopromozione.
Qual è la sua strategia di personal branding?
Credo che il branding più potente sia quello in cui le persone ti riconoscono per ciò che realmente fai, più che per ciò che racconti. Sono sempre stato più interessato alla sostanza che alla percezione, e penso che oggi il vero lusso sia proprio l’autenticità: mostrarsi per ciò che si è davvero. Chi ha bisogno di costruire un’immagine perfetta forse teme semplicemente che dietro non ci sia abbastanza sostanza.
Quale parte del suo lavoro ama di più e perché?
La parte che preferisco è quella meno ovvia: smontare problemi complessi pezzo dopo pezzo per comprenderne ogni sfumatura nascosta. Perché il punto non è risolvere velocemente un problema, ma capire fino in fondo perché quel problema esista. Se non lo comprendi davvero, lo risolverai solo in superficie e tornerà a manifestarsi in altra forma. La parte affascinante è quindi decodificare l’invisibile, capire ciò che la maggior parte delle persone preferisce non vedere.
Quali competenze e talenti la distinguono?
Tutti parlano dell’importanza del talento o delle competenze, io invece credo nella capacità di lettura profonda delle situazioni. Distinguermi significa prima di tutto cogliere i dettagli che gli altri trascurano, collegarli rapidamente e trasformarli in informazioni strategiche. Non si tratta solo di intuito o esperienza, ma della disciplina costante di mettere insieme fatti e numeri per arrivare alla decisione giusta. Se ti affidi solo al talento, presto qualcuno più talentuoso di te prenderà il tuo posto.
Quale situazione la fa sentire più a suo agio?
Molti si sentono a proprio agio in situazioni di comfort e prevedibilità. Io, al contrario, trovo il mio equilibrio nel caos, nelle sfide complesse, quelle che costringono la mente a vedere oltre il limite abituale. Non è una questione di adrenalina, ma di chiarezza: la pressione toglie rumore e lascia spazio alla lucidità. È in quel momento che capisci se sei davvero all’altezza del ruolo che ti sei costruito, o se ti stai solo illudendo di esserlo. Chi cerca sempre la calma, forse non ha mai avuto modo di conoscere fino in fondo se stesso.
Fornite soluzioni avanzate per la sicurezza aziendale. Cosa la fa sentire più sicuro e perché?
La domanda presuppone che la sicurezza possa essere una sensazione, qualcosa di soggettivo. In realtà, la sicurezza è una condizione oggettiva, misurabile solo attraverso la conoscenza precisa di tutte le vulnerabilità e dei rischi reali a cui siamo esposti. Io non mi affido alle sensazioni, ma ai fatti: se conosco bene ciò che può accadere, posso prevederlo, prevenirlo o contrastarlo con efficacia. Tutto il resto è solo illusione o fortuna temporanea. La domanda vera, dunque, è un’altra: sai davvero quanto sei esposto ai rischi, oppure preferisci sentirti sicuro senza mai chiederti perché?

Photo: Lukas Blazek / Unsplash
Qual è la sua filosofia di leadership personale?
Credo in una leadership fondata su visione, responsabilità e fiducia. Mi guida il principio secondo cui ogni leader deve essere il primo a sporcarsi le mani, a prendere decisioni difficili e a dare l’esempio. Promuovo l’autonomia all’interno del team, ma con un chiaro orientamento agli obiettivi e alle performance. La mia leadership è anche radicalmente data-driven: senza numeri non si guida il cambiamento.
Qual è il suo più grande successo professionale?
Aver costruito Excursus Group partendo da zero, rendendola una delle prime realtà italiane nella corporate intelligence e investigazione aziendale, con una presenza strutturata in tutta Italia e una roadmap di espansione internazionale già in corso. Non è solo un successo di business, ma di visione, metodo e persone. Mi ha permesso infatti di evolvermi da professionista operativo a imprenditore strategico, mantenendo salda la mia identità originaria: quella di chi agisce per proteggere e generare valore concreto per il cliente. La svolta è stata anche personale: ho trasferito il mio background istituzionale in un contesto privato con lo stesso rigore morale, ma con strumenti e visioni più ampie.
Cosa la motiva e la ispira nel lavoro quotidiano?
Mi ispira la sfida costante di risolvere problemi complessi che spesso nessun altro riesce nemmeno a definire con chiarezza. Mi motiva vedere i risultati: quando un’azienda torna al sicuro, quando un cliente ritrova fiducia nei propri processi o scopre ciò che stava minando la sua solidità dall’interno. Lavoriamo spesso nell’ombra, ma con un impatto profondo e tangibile. E lo faccio sempre con lo stesso spirito con cui ho servito in passato nell’esercito: con disciplina, senso della missione e un’idea profonda di giustizia.
