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Giovanni Battista Franzone: «È la comunicazione a costruirti una nomea»

di Annarita Cacciamani
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Da commercialista a “specialista del tenore di vita”: il professionista calabrese racconta come ha costruito la propria autorevolezza online, parlando agli imprenditori con un linguaggio semplice e diretto.

Giovanni Battista Franzone, commercialista calabrese titolare dello Studio Franzone di Vibo Valentia ma attivo in tutta Italia, è riuscito a riposizionare la propria attività uscendo dagli schemi tradizionali della professione. Grazie a un attento utilizzo dei social, Franzone ha costruito la propria nomea e il proprio personal branding come “specialista del tenore di vita”, che aiuta gli imprenditori a vivere con meno preoccupazioni.

Lei si definisce “specialista del tenore di vita imprenditoriale”. È una definizione insolita per un commercialista: come è nata e che cosa racconta di diverso rispetto alla professione tradizionale?

Non sono stato io a definirmi specialista del tenore di vita imprenditoriale. Questa nomea mi è stata attribuita da una persona che, guardando il modo in cui svolgevo il mio lavoro, mi ha detto che ero uno specialista del tenore di vita. All’inizio questa etichetta mi aveva colpito, ma poi ho riscontrato che in effetti i clienti mi stavano già dicendo alcune cose simili alla fine di una consulenza, come quando mi dicevano di sentirsi più sicuri, di fare sogni più tranquilli o, scherzando, mi chiedevano se facessi lo psicologo.

Mi sento rappresentato da questa definizione perché il commercialista tradizionale guarda al passato, si occupa di adempimenti burocratici e fiscali. Il mio lavoro riguarda il futuro. Io studio come trattenere una parte maggiore del valore prodotto dall’azienda, trasformandola in tenore di vita reale, quindi più tempo libero, più casa, serenità, protezione patrimoniale e più libertà. L’immedesimazione nell’imprenditore mi porta a farmi una domanda fondamentale: l’azienda che sto costruendo sta migliorando davvero il mio tenore di vita? Spesso l’azienda porta preoccupazioni e non si stacca mai, mentre quello che vorremmo fare è proprio ridurre questo carico per farlo vivere più serenamente.

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Quando un imprenditore arriva da lei, dove può intervenire per migliorare concretamente non solo i conti dell’azienda, ma anche la qualità della vita di chi la guida?

Io aiuto a risolvere uno dei problemi più grandi che ha l’imprenditore e che raramente viene percepito: guadagna, ma spesso non riesce a trasformare questa ricchezza in benessere. L’imprenditore pensa sempre a fatturare, poiché la misura di un’azienda viene quasi sempre misurata dal fatturato da parte di tutti. Tuttavia, non è questo che fa stare meglio l’imprenditore, bensì l’avere più tempo libero, più serenità e meno problematiche da risolvere.

Il commercialista è una professione nella quale la fiducia conta moltissimo. Come si costruisce oggi autorevolezza prima ancora che un potenziale cliente entri nello studio? Quanto contano specializzazione, risultati, casi concreti, linguaggio e capacità di rendere comprensibili temi complessi?

Moltissimo. Quando il cliente entra nello studio deve innanzitutto acquisire fiducia nel professionista. Prima di tutto bisogna ascoltare il problema del cliente, non solo quello che viene detto a parole, ma ciò che si riesce a percepire grazie al proprio bagaglio di esperienze e problematiche risolte. Sulla base di questo, devi fare in modo che il cliente si accorga della tua competenza sul suo problema specifico. Il problema dell’imprenditore lo risolvi soltanto se riesci a capire qual è quello reale, che lui non ti dirà mai direttamente, ma che spetta a te comprendere. Per farlo mi pongo con l’ascolto, stando attento alle domande ma tenendo sempre presente che di fronte non ho un semplice cliente o un’azienda, ma un uomo o una donna. Bisogna far capire che le cose vanno comprese e che non è vero che si può delegare tutto ciecamente al professionista.

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Fiscalità, tasse e strutture societarie non sono esattamente argomenti “pop”. Eppure lei ha scelto di comunicarli anche online. Come si trasforma una materia tecnica in contenuti capaci di attirare l’attenzione senza banalizzarla? E quanto hanno inciso i social sulla crescita del suo personal brand?

I social sono la tua vetrina; il mondo è cambiato, anche se noi professionisti siamo ancora un po’ reticenti. Comunico online cercando di usare un linguaggio semplice, proprio come faccio nella conversazione con il cliente. Parlo molto chiaramente perché vorrei che la cultura fiscale si diffondesse. Tratto i temi relativi alla mia attività cercando di renderli comprensibili. L’imprenditore vuole semplicità, vuole sapere chiaramente se una cosa si può fare o non si può fare, senza volere necessariamente tutti i dettagli tecnici sul perché e sul come. Per arrivare a questa sintesi, però, devi prima spiegargli un insieme di cose affinché possa comprendere. Per quanto riguarda le piattaforme, sono su LinkedIn ma non ho ancora avuto il tempo di strutturarlo per bene, uso molto Facebook, un po’ Instagram e da qualche mese sto facendo qualche post su TikTok.

Molti imprenditori conoscono molto bene il proprio prodotto o mercato, ma molto meno ciò che accade fiscalmente dietro la loro impresa. Quanto costa questa scarsa cultura finanziaria e fiscale? Quali sono le tre cose che ogni imprenditore dovrebbe conoscere, anche se ha un ottimo commercialista?

La prima cosa che ogni imprenditore dovrebbe conoscere sono le basi della fiscalità, avendo un minimo di competenze su ciò che accade dietro le quinte. Deve delegare, ma non affidarsi completamente, valutando ciò che viene fatto e assicurandosi che gli adempimenti vengano eseguiti.

La seconda questione riguarda il problema principale che riscontro nel mercato italiano, ovvero l’affanno legato alla liquidità. L’imprenditore spesso rincorre le scadenze: quando gli si invia un F24, la sua preoccupazione non è tanto il perché deve pagare le tasse, ma il fatto di non avere i soldi in quel momento. Il perché si paga dovrebbe venire prima, impostando un’analisi preventiva per capire il settore, i margini e ciò che realmente rimane in tasca. Senza programmazione e pianificazione finanziaria si finisce in affanno, per cui occorre stabilire un budget basato su spese e incassi programmati.

La terza cosa fondamentale è comprendere la natura del fatturato e delle spese, tenendo conto ad esempio che l’IVA incassata non è denaro proprio dell’imprenditore. L’imprenditore agisce come sostituto d’imposta, il che significa che l’IVA è solo una partita di giro incassata che deve essere rigorosamente messa da parte per essere versata alle scadenze mensili o trimestrali senza trovarsi in difficoltà.

“Tenore di vita imprenditoriale” è ormai quasi un territorio editoriale oltre che professionale. Ha mai pensato di trasformare questo concetto in un libro? Se dovesse scriverlo domani, quale sarebbe la promessa al lettore e quali sarebbero le prime tre regole?

Lo sto già scrivendo con l’obiettivo di realizzare un testo incentrato sul tenore di vita, un manuale che indichi le cose da fare, come farle e soprattutto il perché le devi fare. Se l’imprenditore riesce a comprendere e fare proprio il “perché”, tutto diventa automaticamente facile. Se interiorizzi mentalmente, ad esempio, che quell’IVA non è tua, non la considererai come disponibilità personale ma la metterai da parte per lo Stato, evitando di arrivare a fine mese con l’affanno. La promessa al lettore sarebbe proprio questa: acquisire maggiore serenità, dormire sonni più tranquilli e imparare a vivere l’azienda come un mezzo, evitando di vivere esclusivamente per essa.

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Il suo stesso caso dimostra che anche una professione tradizionale può essere riposizionata attraverso una specializzazione molto precisa. Se un professionista è bravo ma viene percepito come “uno dei tanti”, da dove dovrebbe cominciare per diventare riconoscibile?

La prima cosa da cui cominciare è la comunicazione per costruirsi una nomea. Frequentando i social ti accorgi che un professionista meno preparato di te può avere più successo semplicemente perché comunica meglio e sa arrivare alle persone. All’inizio le aziende e i clienti non sanno valutare la competenza tecnica perché non ti conoscono e per loro uno vale l’altro, quindi scelgono chi comunica meglio. Solo in un secondo momento, quando hai l’opportunità di farti conoscere, viene valutata la sostanza e si fa la differenza. Attraverso i social sto comunicando il mio sapere con un linguaggio semplice, senza paroloni o termini tecnici incomprensibili, per farmi conoscere, mostrare quello che so e intercettare il piccolo o medio imprenditore per fargli comprendere realmente il suo problema e risolverlo. Grazie a questa comunicazione online lavoro moltissimo anche in Lombardia e in Liguria per seguire i clienti che mi hanno conosciuto inizialmente attraverso le società con cui ho collaborato, tramite passaparola e grazie ai social.

 

Annarita Cacciamani

Tutte le foto sono di Stand Out

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