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Giampiera Pasquali: «Aiuto a trasformare il licenziamento in opportunità»

di Annarita Cacciamani
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Rendere il diritto del lavoro comprensibile a tutti è uno degli obiettivi della giuslavorista in questa intervista: attraverso una storia dà voce alle dinamiche che nella pratica legale incontra ogni giorno.

 

Un licenziamento non è solo una questione di norme e numeri. È un momento di passaggio che se ben gestito può trasformarsi in opportunità. È per questo che per l’avvocato giuslavorista e consulente di carriera Giampiera Pasquali, founder di Law One Studio legale Pasquali con sedi a Bologna, Milano e Livorno, il rapporto con i clienti non termina con l’accordo legale o la sentenza. «Il mio obiettivo è offrire un’assistenza che accompagni davvero le persone e le aziende nei momenti di maggiore delicatezza del rapporto di lavoro» spiega. Parallelamente, cerca di rendere accessibile e comprensibile il diritto del lavoro raccontandolo con parole semplici attraverso il web e non solo.

Il diritto del lavoro è un settore molto articolato. Qual è la sua specializzazione e su quali ambiti ha costruito maggiormente la sua esperienza?

Il diritto del lavoro è il cuore del mio percorso, costruito in trent’anni su contenziosi strategici, contrattualistica complessa per figure apicali e gestione delle transazioni. Con il tempo ho capito che la norma da sola non basta se non dialoga con le persone e con il mercato. Per questo ho fondato Law One – Avvocati per Lavoro. Il mio obiettivo è offrire un’assistenza che non si fermi alla sola difesa in giudizio, ma accompagni davvero le persone e le aziende nei momenti di maggiore delicatezza del rapporto di lavoro.  Ho deciso quindi di operare come consulente di carriera, coordinando un team multidisciplinare integrato. Lavoro fianco a fianco con psicologi del lavoro, coach, consulenti del lavoro e headhunter. Questa sinergia ci consente di unire la precisione giuridica e giuslavoristica al benessere psicologico, alla valorizzazione delle competenze e al collocamento strategico sul mercato.

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Quali sono le principali problematiche che può aiutare a risolvere?

Le richieste che riceviamo sono molto varie, ma si possono raggruppare in alcune macro-aree. Per lavoratori e dirigenti ci occupiamo di licenziamenti individuali e collettivi, mobbing e discriminazioni, demansionamento, inquadramenti contrattuali errati, procedimenti disciplinari, recupero di spettanze non corrisposte, negoziazione di contratti dirigenziali e di exit strategy, con particolare attenzione a indennità, premi e trattamento di fine rapporto. Per le aziende, invece, lavoriamo su gestione quotidiana delle relazioni industriali, mutamento delle mansioni, distacchi e trasferte, mobilità internazionale, compliance ai sensi del decreto legislativo 231/01 e in materia di sicurezza sul lavoro, arrivando alla gestione di cambi d’appalto e operazioni straordinarie. Il filo conduttore, in ogni caso, è lo stesso: trasformare un momento di criticità in un percorso gestito con lucidità e strategia.

Nel suo lavoro incontra spesso manager e dirigenti in momenti delicati della loro carriera. Quanto conta, oltre alla tutela legale, aiutarli a negoziare una nuova partenza professionale?

Conta moltissimo, ed è proprio questo il valore aggiunto che vogliamo offrire. Un licenziamento, una exit strategy o la fine di un rapporto dirigenziale non sono solo una questione di norme e di numeri: sono un momento di passaggio umano e professionale che, se gestito bene, può diventare un’opportunità. Per questo, una volta risolto l’aspetto strettamente legale, il rapporto con il cliente spesso si evolve in un percorso di accompagnamento più ampio, che chiamiamo “Career Coach”. Lavoriamo insieme a coach, psicologi del lavoro e consulenti del lavoro per analizzare competenze, interessi e obiettivi della persona, e costruire un piano di crescita professionale concreto. Non ci limitiamo a chiudere un capitolo: aiutiamo la persona ad aprirne uno nuovo con maggiore consapevolezza.

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Quali modalità utilizza oggi, e quali le piacerebbe sperimentare in futuro, per raccontare in modo semplice il diritto del lavoro e renderlo comprensibile a tutti?

Oggi utilizziamo principalmente i social network, senza disdegnare lo strumento dell’intervista, come quella recente con Forbes Italia, per portare temi tecnici a un pubblico più ampio, senza perdere di vista il rigore giuridico. Credo molto nella forza degli esempi concreti: raccontare un caso reale, spiegato in modo semplice, comunica molto più di un articolo di legge citato a memoria. In futuro mi piacerebbe sperimentare formati più diretti e dinamici, penso a video brevi e podcast in cui affrontare, in un linguaggio quotidiano, le domande che lavoratori e manager si pongono davvero, oltre a percorsi formativi rivolti alle aziende che uniscano diritto del lavoro e cultura manageriale.

Che ruolo hanno il web, il sito e i social nella sua comunicazione?

Un ruolo centrale. Il sito è il biglietto da visita dello studio e i social, in particolare LinkedIn, Instagram e Facebook, ci permettono invece di raggiungere quotidianamente manager, professionisti e imprenditori con contenuti più immediati, spesso legati all’attualità normativa o a spunti di riflessione nati dai casi che seguiamo. È un canale che uso anche per restare in ascolto: i commenti e le domande delle persone che ci seguono sono spesso lo spunto per un nuovo articolo o per un nuovo tema da trattare.

Secondo lei ci sono luoghi comuni da sfatare sul diritto del lavoro? E come si possono veicolare informazioni corrette senza rinunciare a un linguaggio semplice e accessibile?

Ce ne sono diversi. Uno dei più diffusi è pensare che un licenziamento sia sempre e comunque impugnabile con successo, o al contrario che non ci sia nulla da fare una volta ricevuta la lettera: la realtà è quasi sempre più sfumata e dipende dal caso concreto. Un altro luogo comune riguarda i dirigenti, spesso percepiti come “meno tutelati” dei lavoratori: in realtà hanno strumenti di tutela diversi, che vanno conosciuti e negoziati con competenza. Per veicolare informazioni corrette senza banalizzare, il mio approccio è partire sempre da casi reali resi anonimi, usare un linguaggio quotidiano al posto del gergo tecnico e, quando è necessario un termine giuridico, spiegarlo subito con un esempio pratico. La semplicità non è mai un limite alla precisione, se dietro c’è un lavoro serio di sintesi.

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Le piacerebbe raccontare la sua esperienza pluriennale in un libro? Ha mai pensato a come potrebbe essere strutturato e a quali temi vorrebbe dedicare maggiore spazio?

Sì, è un progetto a cui sto lavorando: un libro il cui titolo potrebbe essere “La scogliera invisibile”, dedicato alle discriminazioni femminili nel mondo del lavoro. Non lo immagino come un saggio tecnico ma con un taglio narrativo, quasi un romanzo ispirato a questi temi, raccontato in prima persona dalla protagonista. Vorrei costruire la struttura seguendo le diverse forme che la discriminazione può assumere lungo il percorso professionale di una donna: dalla selezione e l’assunzione, alla progressione di carriera, fino alla maternità e alle molestie sul lavoro. L’obiettivo è dare voce, attraverso una storia, a dinamiche che nella pratica legale incontro ogni giorno, rendendole comprensibili e riconoscibili anche a chi non ha gli strumenti giuridici per definirle.

 

Annarita Cacciamani

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