Per la CEO e cofounder di Pulvera, il valore del brand personale sta nella capacità di rendere la sostenibilità un racconto di bellezza, innovazione e concretezza. Così una tecnologia familiare è diventata simbolo di un nuovo modo di fare impresa.
Dal laboratorio di un’azienda storica brianzola a una startup italiana che collabora con brand internazionali: Pulvera è nata dal desiderio di ripensare il concetto di rifiuto. Nata a Renate (MB) nel 2024 come spin-off della casa madre Casati Flock & Fibers, Pulvera è oggi guidata dalla terza generazione della famiglia Casati: CEO e dell’azienda è Eleonora, mentre l’advisor è la sorella Beatrice. Entrambe under 30, guidano un team dinamico al servizio di società italiane e internazionali. Eleonora Casati crede nel potere della narrazione e nella forza dell’esempio per guidare un cambiamento reale nel settore tessile. Il suo percorso, che racconta in questa intervista, dimostra come la reputazione di un’imprenditrice oggi si costruisca sull’autenticità e sulla capacità di unire etica e innovazione.
Quali esperienze professionali hanno avuto l’impatto più significativo sulla sua crescita e sul suo sviluppo?
Lavorare a stretto contatto con mia madre e mia sorella nel passaggio generazionale dell’azienda di famiglia è stato fondamentale. È lì che ho imparato cosa significa gestire un’impresa in modo etico e responsabile. E poi, ovviamente, creare Pulvera da zero: dalla visione alla realizzazione, passando per i primi prototipi e le collaborazioni con aziende e designer. Ogni fase è stata una palestra.
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Come mai avete scelto di puntare ad avere un impatto positivo nel settore tessile?
Pulvera mira a risolvere una delle sfide più urgenti oggi: la gestione degli scarti. Ogni anno, oltre 92 milioni di tonnellate di rifiuti tessili vengono prodotte nel mondo. La nostra tecnologia permette di intercettare e recuperare anche tessuti misti e difficili da trattare, riducendo drasticamente la quantità destinata a discariche e inceneritori. Ma non ci limitiamo al riciclo: accompagniamo le aziende in un vero cambiamento culturale, aiutandole a ripensare il concetto stesso di rifiuto.
Di cosa si occupa nello specifico?
Volevamo trasformare un problema ambientale in un’opportunità concreta. Dopo anni di lavoro nella storica azienda di famiglia, Casati Flock & Fibers, io e mia sorella Beatrice abbiamo intercettato la crescente richiesta da parte dei brand di moda di soluzioni sostenibili per la gestione degli scarti tessili. Da qui, nel 2024, abbiamo fondato Pulvera: una startup che attraverso la tecnologia di polverizzazione meccanica trasforma rifiuti tessili in nuove polveri funzionali, impiegabili nella plastica, nella carta, nei materiali compositi e nel design.
Qual è il suo stile comunicativo per raccontare l’utilizzo del riciclo degli scarti tessili?
Cerco sempre di partire dai dati, ma raccontando storie, anche utilizzando i social media. Credo molto nel potere della narrazione: mostrare esempi concreti, collaborazioni riuscite, trasformazioni reali. Parlo di design, bellezza e funzionalità, perché il riciclo non deve essere solo giusto, ma anche desiderabile.
Cosa ispira secondo lei le giovani imprenditrici oggi?
La consapevolezza che non possiamo più rimandare il cambiamento. Credo che i giovani imprenditori e imprenditrici siano motivati dalla volontà di lasciare un impatto positivo e duraturo. Personalmente, mi ispira sapere che ogni progetto avviato con Pulvera può contribuire a ridurre gli sprechi e a costruire un sistema produttivo più giusto e sostenibile.
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Essere imprenditrice a 27 anni è un carisma innato o acquisito?
Credo che sia una combinazione di entrambe le cose. Serve istinto, passione, ma anche tanto studio, resilienza e capacità di adattamento. Nel mio caso, l’aver lavorato nell’azienda di famiglia mi ha dato una base solida, ma Pulvera è stato un salto nel vuoto, un progetto completamente nuovo. La determinazione è stata il nostro motore.
Cosa la motiva nel suo lavoro quotidiano?
Mi motiva sapere che stiamo costruendo qualcosa che può davvero fare la differenza. Ogni volta che vedo un oggetto realizzato con le nostre polveri tessili, sento che stiamo dando nuova vita a materiali che sarebbero stati scartati. Mi ispira la possibilità di unire industria e creatività, tecnica e visione, per generare soluzioni concrete e replicabili.
Tre parole che definiscono lei e il suo lavoro?
Me stessa: curiosa, determinata, empatica. Il mio lavoro: circolare, creativo, trasformativo.
