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L’eleganza di Danny Wise: «La moda è vivere la vita come se fossimo in un quadro d’epoca»

di Francesco Fravolini
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Celebre enfant prodige con un passato da top model, Danny Wise è approdato nel 1992 all’Alta Moda partendo da Milano. Da sempre comunica l’eleganza con uno stile garbato e signorile: senza dimenticare il suo brand dedicato al lusso. «Ancora oggi tanti uomini parlano di donne: ma restano in pochi a parlare con le donne».

Il concetto filosofico di bellezza guarda a uno specifico ideale di autentica purezza, in cui la ricerca di prospettive geometriche si coniuga con una concezione di eleganza sofisticata, travalicando di conseguenza i limiti temporali. Potremmo definirlo il binomio più affermato nella moda internazionale: bellezza ed eleganza. La donna pensata dallo stilista Danny Wise rispecchia classe, stile, fascino per celebrare la femminilità. A sottolineare la delicatezza delle linee dei capi di abbigliamento sono concetti ben studiati: disegno del modello, passione di uno stile, esaltazione di una personalità.

Il blasonato stilista della moda italiana incarna nella sua figura l’ideale del gentleman, colto e visionario al tempo stesso, senza trascurare la personalità del dandy, nell’autentica accezione di questo termine, capace di indicare una caratteristica eclettica dai modi galanti.

L’Italia? Purtroppo è un Paese rassegnato. Solo all’estero ritrovo l’amore per la bellezza.

La sua Casa di Alta Moda e Lusso, conosciuta nei cinque Continenti grazie all’estro creativo del fondatore, è stata capace di coniugare il lusso e lo charme francesi al rigore anglosassone e alla cromaticità mediterranea, ben presente in questo stilista di origini siciliane. Danny Wise è stato in grado di dare vita a un brand di extra lusso, liberato dalle influenze degli accadimenti esterni, ispirato a ideali di superiore bellezza, dove trovano spazio le sue collezioni di abiti e di accessori: cappelli e borse.

Come divulgare il brand dell’Alta Moda nel mondo?

L’Alta Moda appartiene a un mondo completamente a parte rispetto a quello classico che delinea la tendenza del momento sociale. Ed è proprio per questo motivo che deve essere divulgato con una modalità decisamente differente. Se partiamo dalla assoluta qualità del prodotto di base fino ad arrivare ai vertici mondiali, dobbiamo aggiungere una manualità verticalizzata, capace di andare in simbiosi con la tipologia del cliente in riferimento all’Alta Moda, perché è un acquirente diverso rispetto a coloro che acquistano abiti di moda nell’accezione generale. La pubblicità non deve essere pianificata sui giornali specializzati di settore, mentre è fondamentale una divulgazione negli esclusivi party frequentati da quella tipologia di cliente, il quale acquista e apprezza i capi di abbigliamento. Vorrei precisare che l’Alta Moda serve il prodotto ai vertici mondiali; è esclusivamente diretta a una clientela internazionale di altissimo profilo sociale e culturale.

Quale messaggio vuole inviare attraverso le sue creazioni particolarmente rigorose nel valorizzare la bellezza e la personalità?

Da quando ho iniziato a lavorare come stilista ho sempre disegnato la donna che amo e l’uomo che sento. L’attuale contesto sociale è paragonabile a un elastico che si è allungato sempre di più tra un mondo trash e la mia missione, quasi regale, di un modo di vivere che si allontana lentamente dalla personale visione filosofica. Nel 1992, quando sono nato dal punto di vista professionale, l’Alta Moda era destinata a una clientela internazionale di alto profilo sociale e culturale. Nell’attuale società mi preme evidenziare che la maggior parte delle persone con una grande potenzialità di acquisto, non comprende adeguatamente la raffinatezza di quel periodo storico. A me piace disegnare questa signora, una grande signora che manifesta naturalmente, mediante il suo comportamento, la classe francese di altri tempi, lo sfarzo americano con la voglia di distinguersi, la cromaticità mediterranea, con un aplomb british, decisamente inglese. Nel contesto contemporaneo della società Danny Wise non è per tutti ma soltanto per pochi.

Disegnare i bozzetti è una sua passione. Quale abito immagina per un mondo da rivalutare nelle sue forme espressive e nel rispetto dei valori che stanno perdendo il loro ruolo nella società?

Penso sempre più a vestire con la raffinatezza le grandi signore perché oggi si mette a nudo il corpo. Più volte ho chiesto il motivo di questa esposizione, voluta a ogni costo e senza giustificato motivo, ricevendo strane risposte dalle donne: «Mio marito mi ha offeso… Da piccola volevo apparire». Ebbene, non riesco a comprendere da queste frasi la giusta motivazione. La femmina che vuole guarire e migliorare la vesto da donna. Una donna la posso trasformare in una signora elegante. Per me diventa un’operazione difficile trasformare una donna in una grande signora perché Lady si nasce, la classe giunge soltanto dall’anima.

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Le differenze tra la donna e l’uomo immaginato da Danny Wise dove trovano il loro punto di congiunzione?

Nel modus vivendi. Mi spiego meglio. Osservo spesso molti uomini e molte donne che si incontrano in una breve enfasi della vita denominata sesso, droga, alcol. Uomo e donna di Danny Wise si accomunano in un modus vivendi totalitario nell’amare la bellezza, vivere il bello, capendo e trasformando la vita come un’opera d’arte. Nei privilege days sussurro ai miei clienti di vivere la vita come se fosse un’opera d’arte, un quadro d’autore d’epoca, perché sono profondamente convinto che sia questa la giusta dimensione.

Divulgare la moda italiana è un’occasione per far conoscere il brand in tutto il mondo. Quale accoglienza riscontra quando presenta le sue creazioni all’estero?

Personalmente riscontro un’enorme differenza tra l’Italia e l’estero, constatando che all’estero vive il privilegio dell’esaltazione della bellezza nel piacere di distinguersi. Purtroppo, in Italia, accade esattamente il contrario, giacché il Paese è divenuto una corte dei miracoli dove ci sono persone che si rifugiano nella massa, gente che si nasconde dietro al non essere, al non avere la forza del divenire. Nella mia vita ho praticato molti sport, anche quelli più duri, e gli allenatori mi hanno sempre insegnato a lottare per vincere. In questo momento storico, in Italia, c’è una popolazione di persone rassegnate. Nelle altre nazioni d’Europa c’è un amore della bellezza. L’America ama Danny Wise. Proprio in questi giorni la mia azienda sta facendo un’operazione commerciale sia con la Corea del Nord sia con la Corea del Sud, perché l’estero ama la bellezza, apprezza i talenti, costruisce musei anche dove non ci sono. L’Italia era la terra dei musei mentre oggi è diventata la terra dei rave. Il Belpaese si è fermato con la Dolce Vita, epoca storica degli anni ‘60. Il mondo è ricco di persone di gran classe che mi amano, who love beauty, love me; la gente che non lo può capire, per latitanza culturale e intellettuale, purtroppo non apprezza.

Nel suo museo come è possibile sensibilizzare le persone alle creazioni di moda coinvolgendo design e cultura?

Trasformando il nostro museo da itinerante a museo stabile. In questi giorni siamo impegnati nella scelta di tre città italiane: Milano è la località dove nasco come stilista; Firenze è il primo luogo dove inizio la carriera professionale come modello; Palermo è la città dove vivo la gioventù, senza dimenticare che sono stato premiato più volte nei trent’anni di carriera. Altre città si sono offerte, ma vedremo in un secondo momento. Non mi dispiacerebbe realizzare un mio museo a Lugano. Quando trascorro brevi periodi di relax in quella località riscopro la raffinatezza nella città silenziosa, educata, aperta all’eleganza di Danny Wise. Questo approccio culturale di Lugano riesco a percepirlo quando passeggio per le strade del Canton Ticino: le persone mi guardano con rispetto e ammirazione.

Professionalmente nasce come modello per poi diventare uno stilista di moda. Quali sono le differenze tra le due professioni quando si presenta un brand?

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Quando ero modello, durante i primi anni di lavoro, c’era il grande fotografo che mi spiegava quale messaggio fosse importante veicolare alle persone con le immagini. Successivamente erano loro che mi chiedevano cosa pensassi: nelle sfilate volevano il mio consiglio se aprire per primo oppure chiudere la passerella. Da queste richieste di suggerimenti ho capito che era arrivato il momento di smettere: ormai le mie idee venivano richieste e attuate, quindi erano riconosciute valide. A quel punto ho voltato pagina per usare le personali intuizioni a beneficio del mio brand. I suggerimenti venivano richiesti e ascoltati e dunque, anche da indossatore, mi facevano uscire per primo. Ho chiuso in bellezza la carriera da modello e iniziato quella da creatore, avendo già in mente una donna che non esisteva, disegnata da un uomo che abbraccia le donne. Ancora oggi tanti uomini parlano di donne: ma restano in pochi a parlare con le donne.

Essere protagonisti in prima persona quando si crea un abito di Alta Moda cosa significa in termini di soddisfazione personale e come momento di dialogo verso il mondo?

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Il primo dialogo accade dentro la mia mente. Disegno un veloce schizzo per non dimenticare. Poi c’è bisogno di un altro bozzetto tecnico dedicato alla modellista: l’abito per le persone che non sanno vedere. Ma già conosco il vestito più bello e la soddisfazione che deriva, raramente mi sono sbagliato. Nel mio atelier ci sono alcune première (sarte che dirigono il lavoro della sartoria) e quando mettono l’abito sul manichino oppure viene indossato dalla modella, guardo con gli occhi le première di fiducia, cercando un consenso nei loro sguardi per “leggere” un’emozione. A loro volta mi guardano per conoscere quale reazione riesca a trasmettere con i miei occhi o con il mio volto. Nella solenne attesa scelgono magari un accessorio che potrebbe essere richiesto come un fiocco più grande, un bottone pronto in caso di una mia possibile richiesta; alla fine è sufficiente un veloce scambio di sguardi, sommessamente e con garbo. Ed è in questo istante che si esprime il mio ultimo pensiero, guardando la creazione e voltando lo sguardo, dopo un’ultima riflessione, alle première per dire semplicemente: «È bello così!». Ebbene, quel momento conferma l’equilibrio della mia felicità: ammiro la creazione proprio come l’avevo pensata.

 

Francesco Fravolini

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