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Andrea Pietrini: «Con il Fractional Management aiuto i brand aziendali e personali»

di Alessandro Dattilo
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Spina dorsale dell’economia italiana, le PMI sono spesso prive di competenze manageriali: ma il “Fractional Manager” potrebbe rappresentare una soluzione. A sostenerlo è Andrea Pietrini, Chairman di YOURgroup, che in questa intervista, oltre che del suo libro appena uscito, ci parla di come ha vissuto il passaggio da una grande multinazionale al mondo delle aziende familiari venture-backed: «Credo che il personal branding sia soprattutto legato a come sei e a come agisci, non a come appari. Se non dimostri coerenza, il tuo brand personale diventa sterile e inefficace».

Nei giorni in cui Ursula von der Leyen ringrazia Mario DraghiVoi uscendo dalla crisi pandemica avete ispirato un intero continente, avete mostrato qual è il vero significato della solidarietà. Noi con il Next Generation Eu possiamo riplasmare l’Europa», ha detto la presidente della Commissione Ue in visita a Roma), si torna a riparlare di skills manageriali come driver strategico per la ripresa economica del nostro continente. Sebbene negli ultimi 15 anni (2005-2019) l’occupazione totale in Europa sia aumentata del 9%, la popolazione manageriale si è ridotta invece del 20%, passando dall’8% al 6% attuale della popolazione occupata, pari a 13,5 milioni. Meno manager, dunque: ma la ripresa europea continua a dipendere soprattutto da loro.

Con le aziende coinvolte da processi di ristrutturazione – spesso conseguenza diretta della crisi o delle accelerazioni originate dalla pandemia – i manager devono affrontare il dilemma: resistere arroccandosi nel ruolo ricoperto o reagire, affrontando il rischio del cambiamento di ruolo o d’azienda? Secondo Andrea Pietrini occorre puntare sul fractional executive, una figura manageriale esterna che entra in azienda con un rapporto costi-tempo modulare, forte di una coerenza aziendale e una visione più ampia. Non un dipendente, dunque, ma nemmeno un consulente che resta estraneo all’organizzazione e collabora solo per un breve periodo e su un obiettivo preciso.

Partiamo dal suo libro “Fractional Manager”, uscito da pochi giorni in libreria. Com’è nata l’idea di mettere nero su bianco strategie e strumenti su un argomento così specifico?

L’idea nasce proprio perché l’argomento, che sembra così specifico, di fatto non lo è. Il modello del fractional management può interessare un target molto ampio: quello dei manager italiani, che sono circa un milione e mezzo, e quello delle aziende familiari, che sono centinaia di migliaia… Milioni se includiamo le microimprese. Siamo convinti che il libro – una sorta di “sigillo” al modello portato con successo da YOURgroup in Italia 10 anni fa – avrà un impatto significativo sul nostro Sistema Paese e può diventare un punto di riferimento per il ruolo rivestito dai manager nello sviluppo economico. Anche grazie all’accoglienza di un editore importante e prestigioso come EGEA (casa editrice della Bocconi, culla degli studi manageriali nazionali), il volume è balzato subito al primo posto su Amazon nelle novità della sezione “Impresa, strategia e gestione” e fra i primissimi nei bestseller.

Fractional-Manager-coverGuardando agli imprenditori delle nostre PMI e ai professionisti, quali sono le competenze che mancano maggiormente nel loro bagaglio personale? Quanta consapevolezza hanno di poter fare un salto di qualità con l’inserimento di un fractional manager? Ci sono casi in cui loro stessi (imprenditori e professionisti) dovrebbero comunque lavorare sul proprio brand personale?

All’università ci hanno insegnato a occuparci soprattutto delle hard skill: livello di studi, esperienze professionali, titoli, livelli delle lingue parlate, spirito di analisi e di sintesi. Tutte le soft skills – senso dell’efficacia, comunicazione, flessibilità e adattabilità, capacità di lavorare in squadra e gestire un team, creatività, spirito imprenditoriale, problem solving – sono state a lungo trascurate. Dall’uscita del saggio di Daniel Goleman, “Intelligenza emotiva” del 2011, c’è stato un rilancio di questi temi: le soft skills sono diventate parte preponderante della “value proposition” di un imprenditore e di un manager.

In YOURgroup, nell’ambito di un rigoroso processo di selezione, testiamo in maniera particolare non solo le abilità hard, ma anche quelle soft tramite un test innovativo basato sulla teoria dei “Big Five”. Gli imprenditori riescono così a coinvolgere con maggiore efficacia i manager, i quali si integrano più velocemente all’interno delle proprie organizzazioni, facendo un rapido salto di qualità.

Il tema del personal branding è fondamentale per entrambe le categorie. All’interno del libro, oltre a un capitolo dedicato all’argomento, suggerisco tutta una serie di letture sull’argomento. Nella civiltà della Rete, dove tutto è pubblico e visibile, il personal branding è una componente integrante del valore di un professionista, di un imprenditore e anche di un’organizzazione.

Passiamo ai Fractional Manager. Quale dovrebbe la promessa al mercato di un FM (target privilegiato, risultati promessi, modalità di lavoro). Come si negozia con l’azienda un accordo di questo tipo? Che consiglio può dare alle giovani leve che escono da business school e master specializzati?

La promessa di valore di un fractional manager si sintetizza in 4 concetti: efficacia, efficienza, rapidità di esecuzione e ottimo rapporto qualità-prezzo. Ciò premesso questo valore si può declinare e misurare in molti modi, a seconda del progetto specifico e della funzione in cui viene coinvolto il manager. In ogni caso, la negoziazione è sempre una modalità che deve privilegiare il lungo termine. Quello con un fractional manager non è mai un rapporto “mordi e fuggi”, è diverso da quello con un consulente o un venditore. Essendo una relazione che si costruisce nel tempo, è basato sulla fiducia reciproca e sulla chiara condivisione degli obiettivi e dei risultati attesi.

In queste settimane mi dà molta soddisfazione ricevere chiamate, email, messaggi da giovani ragazzi che si vogliono avvicinare al mondo del fractional executive rappresentato da YOURgroup: è un segnale di quanto il modello stia penetrando all’interno della nostra business community. Allo stesso tempo, l’attività fractional presuppone una significativa seniority aziendale per poterla esercitare con successo. Come ripeto spesso, se un “fractional” deve fare in due giorni quello che un manager “tradizionale” svolge in cinque, dovrà essere particolarmente bravo ed esperto. In ogni caso, si possono creare percorsi di crescita: ai giovani suggerisco, magari dopo 10-15 anni di esperienza manageriale, di staccarsi dall’azienda per cominciare un’attività autonoma di “professionista della managerialità”. All’interno di YOURgroup abbiamo alcuni esempi di grande successo.

Chiudiamo parlando del personal brand di Andrea. Lei è stato manager in KPMG, IBM e Gruppo Terasystem, con esperienza nel venture capital. Poi ha fondato una società con la quale ha portato in Italia il modello del fractional. Cosa si porta dietro delle esperienze nelle grandi multinazionali? Si è mai sentito “uno dei tanti” manager simile agli altri e com’è avvenuto il cambio di passo che lo ha portato ad aprire una sua società? Come ha lavorato e lavora sul proprio specifico posizionamento, sulle soft skill (come speaking, video, immagine) e sulla comunicazione (online e offline) del suo brand personale?

Ho lasciato la grande multinazionale proprio perché mi sentivo un numero all’interno di un ingranaggio su cui non avevo una grande presa. Nonostante la fortuna di poter lavorare su grandi operazioni internazionali, mi sentivo sempre un po’ limitato nell’efficacia della mia attività. Così sono passato velocemente al mondo dell’azienda familiare venture-backed: la mia attività – grazie a un impatto molto più forte sulle strategie aziendali – ha iniziato a darmi maggiori soddisfazioni.

rassegna-andrea-pietriniPeraltro, ho iniziato a pensare al personal branding proprio durante l’esperienza come CFO di una media azienda italiana in cui l’imprenditore aveva grandi competenze di comunicazione e al quale mi sono ispirato nel lancio di YOURgroup, che all’inizio si chiamava appunto yourCFO. Dopodiché ho studiato, letto, mi sono informato e ho divorato testi di auto-formazione (molti dei quali li suggerisco nel libro, alla fine di ogni capitolo, nella sezione “I libri che mi hanno aiutato”). Oltre a questo ho seguito specifici corsi di public speaking e di utilizzo dei social network.

Tuttavia, in generale, mi sono fatto l’idea che il personal branding sia soprattutto legato a come sei e a come agisci, non a come appari. L’immagine che ti dai all’esterno, o che sei convinto di darti, dovrà avere coerenza con il tuo modo di essere interiore. Altrimenti il brand personale rimane sterile, inefficace… Con le gambe corte! Il tema in sostanza è: “essere” per poter poi “comunicare” efficacemente il tuo brand.

A fronte dei cambiamenti di scenario, anche legati a questa crisi pandemica, che consiglio possiamo infine dare a professionisti, imprenditori e manager rispetto ai benefici di fare personal branding?

Non si può prescindere da un lavoro sul personal branding. Ormai anche gli amministratori delegati di tutte le grandi multinazionali dedicano parecchio tempo allo sviluppo del proprio brand. In una società dove c’è sovrabbondanza di informazioni, ognuno deve trovare la propria cifra comunicativa. L’obiettivo è uscire dal coro e rendersi unico all’occhio del lettore o del consumatore. I social network peraltro permettono di affrontare il tema anche con risorse limitate. Pensiamo per un attimo a quanto poteva costare fino a pochi anni fa uno spot televisivo o una pubblicità su un giornale nazionale… Ora possiamo ottenere gli stessi risultati quasi a costo zero, creando un’audience fidelizzata e interessata ai nostri argomenti.

Devo dire che purtroppo il tema è ancora abbastanza ostico, specie per i manager e gli imprenditori di stampo più… tradizionale. Alcuni pensano che sia solo vanità, non la vedono come una parte importantissima della propria “value proposition” professionale e aziendale. Come sempre sarà il tempo a far maturare una cultura favorevole alle tematiche di personal branding. Allo stesso modo penso che sarà così anche per l’argomento “fractional management”, di fatto le due tematiche andranno di pari passo. Anche perché potrai essere il miglior manager del mondo: ma se il mondo non te lo riconosce, sarà come se tu non lo fossi!

 

Alessandro Dattilo

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