La pallavolista della Nazionale italiana si appresta alla sua prima esperienza professionale all’estero, raccontando tra Instagram e campo anche l’impegno nella sensibilizzazione sul diabete.
Schiacciatrice della Nazionale italiana di pallavolo femminile e laureata in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Milano, Alice Degradi si appresta a vivere la prima esperienza all’estero della propria carriera nel campionato turco. «I social sono lo strumento principale che uso per comunicare con chi mi segue, perché permettono un contatto diretto e immediato, ma cerco sempre di bilanciare il racconto sportivo con quello più personale», spiega l’atleta. Oltre alle sfide sul campo e al racconto social, la pallavolista porta avanti con dedizione la sensibilizzazione sul diabete di tipo 1, patologia con cui convive dall’età di 13 anni. Ne abbiamo parlato con lei in questa intervista.
Cosa significa essere sportivi professionisti? Come sono scandite le sue giornate?
Essere un’atleta professionista significa soprattutto disciplina e costanza: le mie giornate ruotano intorno agli allenamenti, in genere doppia seduta tra mattina e pomeriggio, con la palestra, il lavoro tecnico in palestra di volley e la cura del corpo, tra fisioterapia, alimentazione e riposo.
A questo, nel mio caso, si aggiunge la gestione quotidiana del diabete di tipo 1: controllare i valori della glicemia prima, durante e dopo l’attività fa parte della routine tanto quanto lo stretching. Negli ultimi anni ho affiancato a tutto questo anche gli impegni di studio, essendomi laureata in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Milano: imparare a ottimizzare il tempo è stata una scuola di vita oltre che di sport.
Nello sport oggi la comunicazione è molto importante. Come gestisce la sua immagine e quali mezzi predilige usare?
Cerco di gestire la mia immagine restando autentica, raccontando quello che vivo davvero in campo e fuori, senza costruire un personaggio. I social sono lo strumento principale che uso per comunicare con chi mi segue, perché permettono un contatto diretto e immediato, ma cerco sempre di bilanciare il racconto sportivo con quello più personale.
È molto seguita su Instagram. Che ruolo avrà questo social nel raccontare la sua nuova esperienza in Turchia?
Instagram sarà sicuramente il mezzo principale con cui racconterò questa nuova avventura, la prima esperienza all’estero della mia carriera dopo tanti anni in Italia. Voglio condividere non solo il lato sportivo, gli allenamenti, le partite, la nuova squadra, ma anche l’aspetto più umano del trasferirsi in un altro Paese, con una lingua e una cultura diverse: penso possa essere un racconto interessante e vicino a chi mi segue. Allo stesso tempo mi piace mantenere la parte più privata “mia”, perché mi sto accorgendo che le persone stanno iniziando a vivere attraverso i social e quella parte invece preferisco proteggerla.
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Da tempo si impegna per sensibilizzare sul diabete di tipo 1. Perché ha scelto di raccontare e condividere la sua storia? Quale messaggio vuole trasmettere?
Ho scoperto di avere il diabete di tipo 1 a 13 anni e all’inizio ho avuto paura che potesse diventare un limite, soprattutto nello sport. Con il tempo ho capito che il diabete fa parte della mia vita, ma non la definisce, e non gli permetto di decidere fin dove posso arrivare.
Per questo ho scelto di raccontare la mia storia: ricevo spesso messaggi da ragazzi e famiglie che mi chiedono se sia davvero possibile fare sport ad alto livello convivendo con questa malattia, e la mia risposta è sempre sì, a patto di imparare a gestirla bene. È anche per questo che sono diventata testimonial di Theras for Sport, il progetto nato a Salsomaggiore Terme che unisce sport e sensibilizzazione sulle patologie croniche. Con il torneo giovanile organizzato insieme a Salso Volley abbiamo voluto parlare direttamente ai ragazzi, in modo semplice e positivo, per far capire che anche convivendo con il diabete si possono continuare a inseguire i propri sogni, nello sport come nella vita.

Secondo lei, lo sportivo può essere un esempio per i più giovani? Quali valori trasmette e insegna lo sport?
Credo che lo sport insegni soprattutto a non arrendersi: io stessa ho vissuto un infortunio che mi ha tenuta fuori da un’Olimpiade, ed è stata una prova durissima da cui sono ripartita. Penso che noi atlete abbiamo la responsabilità di trasmettere ai più giovani valori come la disciplina, la resilienza e il lavoro di squadra, ma anche il messaggio che le difficoltà, comprese quelle legate alla salute, non devono essere un ostacolo se affrontate con consapevolezza.
Per tutte le foto, courtesy of Alice Degradi
